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Deliveroo in amministrazione giudiziaria per caporalato: cosa cambia per i fattorini

Il controllo giudiziario su Deliveroo segue quello su Glovo e mette sotto accusa la gestione algoritmica, le retribuzioni e le condizioni di lavoro di circa 20.000 riders in Italia

FLASH – La procura di Milano ha disposto un provvedimento di controllo giudiziario nei confronti di Deliveroo Italy. Il provvedimento è collegato a un’inchiesta su caporalato e presunte pratiche di sfruttamento verso i fattorini che operano sulla piattaforma. Il pubblico ministero ha ritenuto necessario intervenire con urgenza per interrompere dinamiche che, secondo l’accusa, avrebbero determinato retribuzioni al di sotto della soglia di povertà e rapporti di lavoro sostanzialmente subordinati mascherati da partita IVA.

I fatti

La misura è stata adottata dalla procura milanese nell’ambito di accertamenti su condizioni di lavoro e modalità di reclutamento. L’azione mira a verificare ruoli e responsabilità nell’organizzazione del servizio di consegna.

Le conseguenze

Il provvedimento impone limiti alle attività aziendali oggetto d’indagine e prevede obblighi di collaborazione con gli inquirenti. L’obiettivo è prevenire ulteriori presunti episodi di sfruttamento e tutelare i lavoratori coinvolti.

Cosa succede ora

Le indagini proseguono con acquisizione di documenti e audizione di testimoni. Sullo stato dell’inchiesta la procura non ha rilasciato ulteriori dettagli al momento.

Le accuse e il contesto dell’inchiesta

Dopo il provvedimento di controllo giudiziario, gli atti dell’inchiesta descrivono un quadro di presunte irregolarità. La società e il suo amministratore unico risultano indagati per aver impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando di uno stato di necessità dei lavoratori.

Le contestazioni si concentrano su un modello organizzativo in cui la piattaforma digitale governerebbe l’attività quotidiana dei rider. Secondo la procura, la piattaforma assegnerebbe le consegne, monitorerebbe la performance e influenzerebbe i meccanismi di retribuzione.

La procura parla di prassi che favorirebbero \”dinamiche di pesante sfruttamento lavorativo\” e ritiene necessarie misure correttive. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sugli elementi probatori.

Le richieste della procura e gli sviluppi attesi

La procura chiede interventi volti a eliminare le pratiche ritenute illecite e a tutelare i diritti dei lavoratori. Tra le ipotesi formulate vi sono accertamenti sul funzionamento degli algoritmi e sulle modalità contrattuali adottate.

AGGIORNAMENTO ORE — Sul punto, fonti giudiziarie indicano che gli approfondimenti proseguiranno con acquisizioni documentali e audizioni. La situazione si evolve rapidamente sul piano istruttorio.

Sul piano pratico, l’esito dell’inchiesta potrebbe determinare misure amministrative o penali e modifiche operative alle piattaforme coinvolte. Nei prossimi passaggi gli investigatori valuteranno anche l’eventuale responsabilità dell’amministratore unico.

Dati sulle retribuzioni e diffusione del fenomeno

Proseguono le verifiche degli investigatori sugli aspetti economici dell’inchiesta. Gli atti contengono elementi statistici che descrivono un quadro esteso sul territorio nazionale. Si stimano circa 20.000 lavoratori coinvolti in tutta Italia, di cui circa 3.000 nella sola Milano.

Le analisi salariali agli atti indicano percentuali significative di operatori con retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali. Secondo alcune verifiche il 73% percepirebbe meno di 1.245 euro lordi. Un’altra stima riporta che l’86,5% risulti sottopagato rispetto al CCNL di riferimento. In documenti ulteriori la quota di chi guadagna sotto il minimo contrattuale arriva fino al 94%.

Gli investigatori intendono ora approfondire le modalità di rilevazione e procedere a verifiche incrociate sui dati salariali presenti negli atti.

Il ruolo dell’algoritmo e la qualificazione del rapporto di lavoro

Gli investigatori intendono ora approfondire le modalità di rilevazione e procedere a verifiche incrociate sui dati salariali presenti negli atti. Sul ruolo del sistema informatico di Deliveroo la procura contesta che la piattaforma non si limiti a coordinare le consegne. Secondo l’accusa, il software sarebbe impiegato per direzionare e condizionare la prestazione.

La tesi della procura

Per la pubblica accusa, la combinazione di geolocalizzazione continua, misurazioni di disponibilità e indicatori di performance collegati alla retribuzione configurerebbe etero-direzione. Questa configurazione sarebbe incompatibile con la qualifica di collaborazione autonoma. Per la procura giustificherebbe invece la riqualificazione dei rapporti come subordinati.

Per la procura la riqualificazione dei rapporti come subordinati giustificherebbe l’intervento dell’autorità giudiziaria. Sul piano pratico le misure puntano a interrompere condotte ritenute lesive e a introdurre correttivi strutturali.

Conseguenze pratiche del controllo giudiziario

L’eventuale nomina di un amministratore giudiziario mira a due obiettivi. Primo: porre immediatamente fine a condotte che compromettono i diritti dei lavoratori. Secondo: adottare misure organizzative e contrattuali per prevenire il ripetersi di abusi.

Le prescrizioni indicate dagli inquirenti comprendono la regolarizzazione delle posizioni dei fattorini. Vengono richieste anche modifiche agli assetti contrattuali e organizzativi dell’impresa. In aggiunta, è prevista la revisione dei meccanismi digitali che influenzano le opportunità di guadagno.

L’intervento può comportare controlli contabili, adeguamenti contrattuali e modifiche alle piattaforme tecnologiche. Tali provvedimenti mirano a ridurre il rischio di sfruttamento e a garantire il rispetto delle norme sul lavoro.

Le autorità manterranno il monitoraggio sull’applicazione delle prescrizioni. Eventuali inadempienze potranno comportare ulteriori provvedimenti giudiziari o amministrativi.

Il quadro più ampio: analogie con altri casi e reazioni

Eventuali inadempienze potranno comportare ulteriori provvedimenti giudiziari o amministrativi. Il provvedimento su Deliveroo segue quello emesso poche settimane prima nei confronti di un altro grande operatore del settore, indicando una tendenza istruttoria della procura milanese sul tema del lavoro nelle piattaforme digitali.

Analoghe verifiche sono in corso anche in settori tradizionali, come la moda, dove gli accertamenti riguardano catene di subappalti e condizioni di lavoro. Le indagini coinvolgono decine di marchi e restano aperte per stabilire eventuali responsabilità penali o amministrative.

Posizioni delle aziende e del settore

Deliveroo ha dichiarato di esaminare la documentazione ricevuta e di collaborare con le autorità competenti. L’azienda ha precisato che fornirà chiarimenti nel corso delle indagini.

Il caso ha riacceso il dibattito sul modello di business delle piattaforme di consegna. Alcuni operatori hanno optato per l’inquadramento dei ciclofattorini come dipendenti, mentre altri mantengono contratti di collaborazione e ricorrono a meccanismi algoritmici per la gestione operativa. La fase che si apre verificherà se e come le pratiche contestate saranno rimosse e quali effetti concrete avranno sui lavoratori interessati.

L’intervento giudiziario mette al centro la necessità di conciliare innovazione tecnologica e tutela dei diritti sul lavoro, evitando che l’efficienza digitale generi sfruttamento o vulnerabilità economica per chi presta servizio sulle piattaforme. Le indagini proseguiranno per accertare eventuali responsabilità amministrative o penali e per definire eventuali provvedimenti successivi.

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