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Inchiesta Beic: architetti a processo per presunti conflitti di interesse

Il concorso per la nuova Beic è al centro di un procedimento penale: indagate accuse di turbativa d'asta e false dichiarazioni sul conflitto di interessi, con rinvio a giudizio per Boeri, Zucchi e quattro altri professionisti

Inchiesta Beic: architetti a processo per presunti conflitti di interesse

La Beic — la Biblioteca europea di informazione e cultura progettata a Milano — è finita al centro di un’indagine penale che ora sbarca in aula. La procura, con l’ausilio della Guardia di Finanza, ha deciso il rinvio a giudizio di sei persone: due componenti della commissione che ha valutato i progetti e quattro professionisti legati al raggruppamento risultato vincitore del concorso internazionale.

L’accusa cerca di ricostruire la procedura di selezione e di capire se siano avvenute irregolarità. I capi d’imputazione principali riguardano presunte turbative d’asta e false dichiarazioni sul conflitto di interessi: secondo gli inquirenti, elementi che avrebbero dovuto emergere e essere portati all’attenzione della commissione sarebbero rimasti nascosti, con possibili ripercussioni sulla correttezza della gara.

Tra gli indagati compaiono gli architetti Stefano Boeri e Cino Zucchi, entrambi membri della giuria. Per loro la procura contesta, in particolare, la violazione dell’anonimato dei partecipanti e la mancata segnalazione di rapporti professionali ritenuti rilevanti — circostanze che, sempre secondo l’accusa, avrebbero potuto compromettere la libera concorrenza tra i concorrenti.

I quattro professionisti collegati al raggruppamento vincitore sono stati anch’essi rinviati a giudizio. Gli investigatori hanno ricostruito scambi di messaggi e incontri nelle fasi preliminari alla scelta del progetto: fatti che, se confermati, configurerebbero conflitti di interesse. Parte della messaggistica sarebbe stata cancellata, ma gli inquirenti dicono di aver recuperato registrazioni e annotazioni utili alle indagini.

Le reazioni degli interessati sono state diverse. Alcuni respingono con forza le accuse; altri difendono la regolarità dell’iter valutativo e si dicono pronti a fare chiarezza in sede processuale. Per ora tutte le valutazioni restano aperte e saranno approfondite durante l’istruttoria.

In passato, per alcuni indagati sono state adottate misure interdittive e altre cautele, come il divieto di partecipare a commissioni pubbliche o di rapportare con la pubblica amministrazione. Si tratta di provvedimenti temporanei e cautelari, pensati a tutela dell’imparzialità delle procedure: non sono sentenze, ma misure preventive in attesa del processo.

Il caso tocca un progetto di grande rilievo per la città e ha acceso l’attenzione di istituzioni e operatori culturali. Autorità locali e la fondazione promotrice hanno mantenuto toni prudenti, invitando a lasciare che sia la magistratura a fare piena chiarezza senza pregiudicare l’interesse pubblico legato all’opera.

La prima udienza è fissata per il 17 aprile: da quel momento il processo entrerà in una fase più definita, con l’esame delle difese e l’istruttoria. Oltre alle possibili conseguenze giudiziarie, la vicenda riapre questioni più ampie sulla trasparenza delle gare pubbliche, sull’efficacia delle norme di anonimato e sulla necessità di garanzie procedurali quando si assegnano incarichi con forti impatti urbani ed economici.

Nei prossimi mesi le udienze potranno chiarire responsabilità e conseguenze per il progetto Beic. Fino ad allora, restano aperti sia gli aspetti giudiziari sia il dibattito pubblico sulle regole che governano le grandi procedure di affidamento.

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