Nel pomeriggio del 19 ottobre 2026 le chat di WhatsApp e le storie di Instagram degli studenti universitari milanesi sono state invase da una serie di screenshot e messaggi vocali che parlavano di un imminente attacco a tutte le sedi universitarie della città. Tra le parole più ricorrenti spiccavano frasi come “vogliono occupare e distruggere ogni università di Milano” o “pronti a incendiare la Bocconi e l’IULM”. Alcuni messaggi, attribuiti a presunte bande provenienti da Como, Lecco e Brescia, consigliavano di contattare le segreterie per “filtrare” gli ingressi, mentre altri lanciavano avvertimenti a chi avesse un “aspetto non tipicamente italiano”.
Messaggi inquietanti diffusi tra gli studenti
Il fenomeno si è rapidamente trasformato in una catena di Sant’Antonio digitale: un utente condivideva lo screenshot accompagnato da “fate girare” o “se avete amiche di Milano proteggetele”, spingendo decine di studenti a replicare il contenuto senza alcuna verifica della provenienza. Il tono minaccioso, che arrivava fino a parlare di “uccidiamo i futuri rich” e di aggressioni a sfondo razziale o sessuale, ha generato un clima di psicosi collettiva. Alcuni giovani ha dichiarato in chat: “Se devo rischiare la vita solo per arrivare a lezione, onestamente non ci vado”. Altri hanno rivolto richieste di chiarimento alle rappresentanze studentesche e alle forze di vigilanza dei vari atenei.
Dettagli delle minacce
Le dichiarazioni più diffuse descrivevano l’intervento di gruppi autodefiniti “maranza”, pronti a sfondare le porte delle facoltà private e pubbliche. Oltre alle minacce di incendio, sono stati citati anche piani per “filtrare la gente che entra” e avvertimenti verso chi avesse un “aspetto non tipicamente italiano”, suggerendo persino la presenza di “amici ridotti in fin di vita”. Nessuna di queste affermazioni è stata accompagnata da prove concrete, ma il loro impatto emotivo è stato sufficiente a far scattare reazioni a catena tra gli studenti.
Reazioni delle istituzioni e della vita cittadina
Parallelamente alla diffusione dei messaggi, il centro di Milano ha visto diversi negozi abbassare le serrande per ore, mentre alcuni locali hanno svuotato i dehors per precauzione. L’evento più evidente è stato il rinvio dello spettacolo “La storia a processo”, in onore di Oriana Fallaci, programmato al Teatro Filodrammatici. La direzione del teatro ha comunicato la sospensione indicando “la fluidità degli allarmi sulla sicurezza diramati nella giornata odierna” e la “posizione del teatro nel cuore della zona interessata dai recenti disordini” come motivi per tutelare l’incolumità del pubblico.
Intervento delle forze dell’ordine
Fino a quest’ora non sono pervenute conferme ufficiali da parte della Polizia o delle direzioni universitarie riguardo a un piano organizzato di assalto. Le autorità non hanno rilasciato bollettini di allarme né segnalazioni di movimenti sospetti nella zona. Tuttavia, la rapidità con cui le notizie non verificate si sono propagate dimostra quanto sia facile innescare un allarme sociale sfruttando le insicurezze dei giovani e la predisposizione dei social media a diffondere contenuti sensazionalistici.
Mancanza di conferme ufficiali e diffusione della paura
In assenza di prove concrete, la situazione resta un caso di fake news che ha comunque provocato effetti tangibili: studenti che valutano se rinunciare alle lezioni, attività commerciali chiuse per timore di possibili scontri e una rappresentazione culturale sospesa per rispetto della percezione di sicurezza. Il fenomeno mette in luce la vulnerabilità delle comunità accademiche di fronte a messaggi alarmistici e la necessità di una risposta rapida da parte delle istituzioni per contrastare la disinformazione.
Nel frattempo, le autorità locali e le rappresentanze studentesche invitano alla prudenza, chiedendo di non condividere contenuti non verificati e di segnalare eventuali reali minacce alle forze dell’ordine. La speranza è che, con una comunicazione chiara e tempestiva, il panico si smorzi e la routine universitaria a Milano possa riprendere serenamente.



