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Confermata la pena per l’assassino di Rozzano: 27 anni di carcere

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 27 anni per Daniele Rezza, il giovane che uccise Manuel Mastrapasqua durante una rapina a Rozzano.

Confermata la pena per l’assassino di Rozzano: 27 anni di carcere

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 27 anni di reclusione per Daniele Rezza il giovane di 21 anni riconosciuto colpevole dell’omicidio di Manuel Mastrapasqua avvenuto nella notte tra il 10 e l’11 a Rozzano. La sentenza, pronunciata il 2 luglio 2026, è stata confermata in tutti i suoi punti essenziali, con l’unica modifica riguardante l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi.

L’aggressione fatale a Rozzano

La vittima, un 31enne che lavorava in un supermercato di via Farini a Milano, stava facendo ritorno a casa dopo il turno di lavoro. Sceso dal tram a Rozzano, fu avvicinato da Rezza, che lo aggredì con l’intenzione di impossessarsi dei suoi beni. Durante la rapina, Mastrapasqua fu colpito con una coltellata al petto vicino al cuore, che si rivelò fatale.

Nel corso degli interrogatori, Rezza ammise di aver preso di mira la vittima con l’obiettivo di sottrarle denaro, telefono cellulare o qualsiasi altro oggetto di valore. Alla fine, riuscì a impossessarsi soltanto di un paio di cuffie wireless del valore di circa 14 euro. Dopo il delitto, il padre dell’imputato gettò via le cuffie e accompagnò il figlio alla stazione ferroviaria di Pieve Emanuele da dove Rezza raggiunse prima Pavia in treno e poi Alessandria in autobus, dove venne arrestato dalle forze dell’ordine.

La perizia psichiatrica e la giustizia riparativa

Durante il processo d’appello, fu disposta una consulenza psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere di Rezza al momento dei fatti. La perizia, firmata dalla psichiatra Mara Bertini concluse che Rezza era pienamente imputabile pur evidenziando difficoltà nella gestione delle emozioni e una marcata componente aggressiva. La difesa aveva sostenuto l’esistenza di una condizione caratterizzata da una forte disregolazione emotiva e da un ridotto controllo degli impulsi, ma la perizia escluse la presenza di una patologia psichiatrica rilevante sotto il profilo giuridico.

La Corte si è inoltre riservata di decidere sulla richiesta avanzata dalla difesa per l’accesso alla giustizia riparativa già respinta nel processo di primo grado. I familiari di Manuel Mastrapasqua si sono opposti con decisione a questa possibilità, considerandola inappropriata data la gravità del crimine commesso.

Le reazioni delle parti coinvolte

L’avvocata Roberta Minotti che rappresenta i familiari della vittima, ha espresso soddisfazione per la conferma della condanna, sottolineando come l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi non abbia avuto alcun effetto sulla pena inflitta. Secondo Minotti, le scuse pronunciate da Rezza durante la precedente udienza sarebbero apparse prive di un reale coinvolgimento emotivo, una valutazione che troverebbe riscontro anche negli esiti della perizia psichiatrica.

Il fratello di Manuel Mastrapasqua, Michael, ha dichiarato che le scuse di Rezza, arrivate dopo un anno, non valgono nulla e non rappresentano una motivazione valida per consentire l’accesso alla giustizia riparativa. I familiari della vittima sono soddisfatti della sentenza, che ha confermato la pena di 27 anni senza riduzioni, e continuano a opporsi fermamente a qualsiasi forma di riabilitazione per l’imputato.

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