Al Teatro Filodrammatici arriva Causa di beatificazione l’ultima creazione del regista Rajeev Badhan che articola in tre episodi una visione corale sulla donna, la violenza e la santità. Sul palco si alternano tre figure femminili, interpretate da Elena Strada, Sofija Zobina e Isabella Nefar, che attraversano territori emotivi e storici differenti: dalla mistica europea al conflitto nei Balcani fino alla Palestina. Il progetto mette a confronto forme espressive tradizionali e tecnologie sceniche proponendo uno spettacolo che vuole essere al tempo stesso viscerale e riflessivo.
La struttura drammaturgica è impostata come una sorta di trilogia: ogni atto funge da racconto autonomo ma rimanda agli altri, creando un unicum tematico. Sul piano estetico convivono performance vocale suono elaborato e immagini che interagiscono con le attrici, trasformando la materia teatrale in un flusso sensoriale. L’opera invita lo spettatore a confrontarsi con il concetto di sacrificio e con la domanda su cosa significhi trasformare il dolore in senso.
Tre canti: dalla mistica di Angela da Foligno alla violenza contemporanea
Nel primo segmento prende forma una figura ispirata alla mistica di Angela da Foligno: qui la pratica mistica diventa materiale scenico, in cui la voce di Elena Strada si trasforma in elemento di luce e suono. Il linguaggio mistico viene rappresentato come estasi e tormento simultanei, con il corpo che traduce visioni interiori in gesti concreti. Questa parte esplora come la fede possa essere vissuta come esperienza corporea, mostrando anche la tensione tra elevazione spirituale e sofferenza fisica. La regia accentua il contrasto tra la quiete dell’interiorità e la durezza dell’incarnato, offrendo un ritratto intenso e non edulcorato della santità.
Estetica e vocazione performativa
La scelta di utilizzare strumenti sonori e visivi per amplificare la voce come materia scenica rende evidente la ricerca sul confine tra parola e suono. Gli elementi tecnologici non sono decorazione, ma parte integrante della drammaturgia: immagini proiettate, loop sonori e manipolazioni della voce costruiscono un paesaggio sensoriale che sostiene la performance e delimita il senso dell’esperienza mistica rappresentata.
Conflitto e martirio: episodi dai Balcani alla Palestina
Il secondo canto segue la storia di una donna kosovara che ha vissuto la guerra e la sopravvivenza: la narrazione mostra la resilienza quotidiana e le ferite della storia recente, restituite attraverso un linguaggio scenico che alterna concretezza e simbolo. Sofija Zobina dà corpo a una sopravvissuta il cui racconto è fatto di presenze, silenzi e memorie, e la drammaturgia intesse ricordi personali con tracce collettive del conflitto. La terza parte, invece, mette in scena una donna palestinese che trova nel sacrificio un percorso che assume i contorni della santità; quest’ultimo atto solleva interrogativi difficili sul rapporto tra atti estremi e identità religiosa.
Il tema del sacrificio e la responsabilità del teatro
Il nucleo tematico che unisce i tre episodi è la tensione tra sacrificio e significato: lo spettacolo non si propone di dare risposte, ma di porre una domanda persistente sulla natura del martirio e sull’istinto umano di ricondurre il dolore a una storia coerente. In questa prospettiva, il teatro diventa spazio di riflessione critica, dove l’impatto emotivo è finalizzato a stimolare il pensiero piuttosto che a offrire consolazioni narrative.
Alcune voci critiche hanno evidenziato la potenza visiva e sonora della messinscena, sottolineando come la combinazione di linguaggi risulti capace di toccare lo spettatore a un livello profondo. Le attrici sono state osservate per la loro capacità di sostenere un testo che richiede intensità fisica e espressiva, trasformando i tre ritratti femminili in un unico coro frammentato. Il lavoro di Badhan si presenta quindi come una proposta teatrale che sfida e interroga, destinata a generare dibattito sul ruolo dell’arte nel raccontare traumi individuali e collettivi.
Per chi cerca spettacoli che esplorino con rigore e forza emotiva i temi della fede, della guerra e dell’identità femminile, Causa di beatificazione offre un’esperienza drammatica complessa e meditata. L’incontro tra voce, corpo e tecnologia pone lo spettacolo al crocevia tra tradizione performativa e sperimentazione contemporanea, rendendolo un appuntamento significativo nella programmazione del Teatro Filodrammatici.


