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Incidente mortale a Milano: la testimonianza di Fares Bouzidi

Il giovane tunisino racconta la sua verità dopo l'incidente in via Ripamonti.

Incidente mortale a Milano: la testimonianza di Fares Bouzidi
Scopri la testimonianza di Fares Bouzidi sull'incidente a Milano.

La testimonianza di Fares Bouzidi

Fares Bouzidi, il 22enne tunisino coinvolto in un tragico incidente a Milano, ha rilasciato una testimonianza dettagliata durante l’interrogatorio di garanzia. Dopo due ore e mezzo di domande, il giovane ha descritto la sequenza degli eventi che hanno portato alla morte del suo amico Ramy Elgaml, 19 anni. Bouzidi ha affermato di aver sentito un forte impatto e di essere stato spinto in avanti con il suo scooter Tmax, senza rendersi conto che Ramy avesse perso il casco. La sua versione degli eventi è stata chiara: “Speravo di riuscire a fermarmi o a rallentare per permettere a Ramy di scendere”.

Il momento dell’incidente

Secondo Bouzidi, l’incidente è avvenuto in via Ripamonti, nel quartiere Corvetto, durante un inseguimento da parte delle forze dell’ordine. Il giovane ha dichiarato di aver incrociato una gazzella dei carabinieri e di aver avvertito un senso di paura, poiché non possedeva la patente di guida. “Mai nessuno mi ha intimato di fermarmi”, ha continuato, spiegando che la sua reazione è stata quella di accelerare per cercare di allontanarsi. Bouzidi ha descritto il momento finale come un urto da dietro che ha fatto perdere il controllo dello scooter, portandolo a schiantarsi sull’asfalto.

La serata prima dell’incidente

Durante l’interrogatorio, Bouzidi ha anche parlato della serata trascorsa con Ramy, descrivendola come una normale uscita tra amici. Ha negato qualsiasi comportamento illecito e ha fornito dettagli sulla catenina che indossava, sostenendo che fosse di sua proprietà e mostrando foto risalenti a prima della notte dell’incidente. Secondo la sua versione, dopo aver trascorso del tempo in un locale, i due amici avevano deciso di tornare a casa, ma si erano trovati di fronte ai carabinieri, dando inizio all’inseguimento. L’avvocato difensore, Marco Romagnoli, ha chiesto la liberazione di Bouzidi, sostenendo che il suo assistito avesse agito per paura di una multa.