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Procura di Milano chiude indagine su Rocchi e Inter: nessuna interferenza strutturata

Dopo mesi di indagini, la Procura di Milano ha archiviato il caso Rocchi e Inter, escludendo frodi sportive strutturate. Scopri i dettagli.

Procura di Milano chiude indagine su Rocchi e Inter: nessuna interferenza strutturata

La Procura di Milano ha chiuso l’inchiesta sugli arbitri con una decisione che scagiona completamente Gianluca Rocchi e l’Inter da accuse di frode sportiva. Dopo mesi di indagini, intercettazioni e pedinamenti, gli inquirenti hanno concluso che non esisteva un sistema strutturato di interferenze nelle designazioni arbitrali.

L’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, che si era autosospeso dopo l’avviso di garanzia dello scorso aprile, e il club nerazzurro erano finiti nel mirino per presunti favoreggiamenti nelle scelte dei direttori di gara. Tuttavia, la Procura ha stabilito che, nonostante alcuni episodi isolati, non vi era prova di un sistema organizzato.

Le motivazioni della Procura

Nel comunicato ufficiale, la Procura di Milano ha ricostruito la sussistenza storica di alcuni episodi di interferenza, ma ha escluso la presenza di un sistema strutturato volto a influenzare le nomine arbitrali. La richiesta di archiviazione distingue chiaramente tra frode sportiva, che presuppone condotte fraudolente, e condotte di interferenza prive delle caratteristiche necessarie per configurare un reato.

Il decreto di archiviazione per l’Inter è stato emesso in seguito all’esclusione del reato presupposto. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura Federale della Federazione Italiana Gioco Calcio e al CONI per ulteriori valutazioni nel quadro dell’ordinamento sportivo.

Le reazioni dei legali

L’avvocato Antonio D’Avirro, legale di Gianluca Rocchi, ha espresso soddisfazione per la decisione della Procura. “Rocchi è molto contento e ora valuteremo cosa fare”, ha dichiarato. “Fortunatamente si è risolto tutto in tempi brevi, anche se il costo che ha dovuto pagare è stato pesante.”

D’Avirro ha sottolineato che durante l’interrogatorio Rocchi ha risposto puntualmente a tutte le contestazioni, dimostrando che le sue scelte arbitrali sono sempre state fatte in piena autonomia e senza condizionamenti esterni. “Le bussate alla sala VAR non possono integrare una frode sportiva”, ha aggiunto, “erano finalizzate a correggere un grave errore e non ad alterare il risultato della gara.”

Le indagini continuano altrove

Mentre la Procura di Milano ha chiuso il caso per Rocchi e l’Inter, altre indagini sono state trasferite per competenza territoriale. Le presunte bussate alla sala VAR di Lissone sono state inviate alla Procura di Monza, dove saranno analizzate le condotte dei varisti Nasca e Di Vuolo, accusati di frode sportiva.

Resterà a Milano, invece, la posizione di Daniele Paterna, assistente al VAR di Udinese-Parma, colto in flagrante da un video mentre chiedeva se “era rigore”. Paterna è accusato di false informazioni riferite al pm Ascione durante l’audizione.

La Procura sportiva riceverà tutte le carte per approfondire eventuali illeciti sportivi. Inizia così una nuova fase di indagini, mentre quella penale può dirsi conclusa.

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