La cittadinanza è invitata alla proiezione del documentario che restituisce voce e immagini al tessuto sociale di Via Milano. Il film è il frutto di un percorso collettivo curato da ManoLibera Cooperativa di Comunità realizzato con il contributo della Fondazione Comunità Bresciana e presenta montaggio e regia firmati da Letizia Tonolini. Le riprese portano la firma dei ragazzi e delle ragazze del quartiere che hanno partecipato al percorso del progetto Camper Randagio mentre la colonna sonora è composta da brani originali realizzati dai giovani nello studio di registrazione di via Milano 65.
Il documentario raccoglie storie che toccano aspetti intensi e contrastanti della vita di quartiere: dall’amore alle dipendenze, dalla cura degli spazi ai desideri di cambiamento. L’appuntamento si svolge all’Arena estiva del Teatro Borsoni con ingresso dal foyer del teatro; in caso di maltempo la proiezione verrà trasferita all’interno del teatro.
Produzione e team coinvolto
La realizzazione del film è stata promossa da ManoLibera Cooperativa di Comunità con il sostegno economico e organizzativo della Fondazione Comunità Bresciana. A curare la regia e il montaggio è stata Letizia Tonolini che ha assemblato il materiale video raccolto dai partecipanti del progetto Camper Randagio. Questo modello di produzione ha puntato su una pratica partecipata i protagonisti non sono attori esterni ma i giovani del quartiere, formati nelle tecniche di ripresa e narrazione.
Il contributo dei giovani
Le riprese realizzate dalle ragazze e dai ragazzi non sono semplici testimonianze: rappresentano un processo di empowerment in cui il linguaggio audiovisivo è diventato strumento di espressione personale e collettiva. La scelta di affidare le inquadrature ai membri della comunità ha generato una narrazione diretta e senza filtri, capace di mettere in luce contraddizioni e attaccamento al luogo.
Temi centrali del documentario
Il film esplora un mosaico di esperienze: storie d’affetto, episodi legati alla dipendenza da eroina problemi di manutenzione come la presenza di muffa negli edifici, ma anche racconti di lusso e sogni di riscatto. Attraverso frammenti filmati e interventi sonori, emerge un quadro complesso dove convive la fragilità con il desiderio di controllo e appartenenza. La narrazione non pretende di offrire soluzioni, ma restituisce la pluralità di voci che compongono il quartiere.
La musica come voce collettiva
La colonna sonora è parte integrante della tessitura emotiva del documentario: brani originali creati nello studio di registrazione di via Milano 65 arricchiscono le immagini con melodie e testi nati dalla stessa comunità. Questo approccio sonoro conferisce autenticità al racconto e sottolinea la componente artistica del progetto, in cui la musica funge da ulteriore canale di condivisione delle storie.
Modalità di partecipazione e mostra correlata
L’accesso alla proiezione è libero, sebbene sia consigliata la prenotazione per motivi di capienza. L’evento si svolge nell’Arena estiva del Teatro Borsoni con ingresso previsto dal foyer: in caso di condizioni meteorologiche avverse la programmazione sarà ospitata all’interno del teatro. Parallelamente alla proiezione, il pubblico potrà visitare la mostra intitolata “Via Milano: un Racconto Condiviso” allestita all’interno del teatro, che raccoglie materiale visivo e documentale prodotto durante il progetto.
La mostra funge da estensione dell’opera filmica, offrendo al visitatore la possibilità di approfondire i percorsi individuali e collettivi che hanno portato alla realizzazione del documentario. Si tratta di un’occasione per osservare fotografie, appunti di produzione e registrazioni che raccontano fasi del laboratorio e momenti di lavoro sul campo.
Partecipare significa non solo assistere a una proiezione, ma osservare il risultato di un processo di comunità in cui la produzione culturale è stata pensata come strumento di rigenerazione urbana e sociale. L’invito finale è rivolto a chiunque voglia conoscere il quartiere attraverso le sue storie, ascoltare voci dirette e vedere come la pratica artistica possa diventare mezzo di scoperta e riconoscimento.



