13 Settembre 2026 🌤 20°

Pride Legnano 2026: il dibattito sul Guerriero e il percorso della manifestazione

Il primo Pride di Legnano, in programma per il 13 settembre, ha acceso un dibattito politico e culturale. Scopri perché il simbolo del Guerriero e il percorso della manifestazione sono al centro delle critiche.

Pride Legnano 2026: il dibattito sul Guerriero e il percorso della manifestazione

Il primo Pride di Legnano, in programma per domenica 13 settembre, ha acceso un acceso dibattito politico e culturale. Al centro della polemica, l’uso del simbolo del Guerriero di Legnano uno dei monumenti più riconoscibili della città, e il percorso scelto per la manifestazione.

La scelta degli organizzatori di utilizzare il Guerriero, reinterpretato con i colori della bandiera LGBTQ+, ha suscitato critiche da parte di Mario Almici, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale. Almici ha definito la scelta “quantomeno discutibile” e ha sollevato interrogativi sul percorso del corteo, che non passerà per piazza San Magno, il cuore della città.

Il Guerriero di Legnano: un simbolo conteso

Il Guerriero di Legnano, monumento dedicato ad Alberto da Giussano, è da sempre un simbolo forte per la città. Gli organizzatori del Pride hanno spiegato che la scelta di utilizzare questo simbolo rappresenta una dichiarazione di appartenenza, sottolineando che “Legnano è di tutti”. “Se la città è di tutti, allora deve essere davvero la casa di tutti”, hanno affermato.

Tuttavia, Mario Almici ha criticato questa scelta, definendola “discutibile”. “Per dare visibilità al Pride va bene sfruttare il Guerriero, il più noto simbolo della storia e dell’identità legnanese. Quando però si tratta di arrivare nella piazza principale, evidentemente tutta questa voglia di stare ‘nel cuore di Legnano’ viene un po’ meno”, ha dichiarato Almici.

Le risposte del sindaco Lorenzo Radice

Il sindaco di Legnano, Lorenzo Radice, ha risposto alle critiche di Almici, sottolineando che il percorso del corteo non è deciso dalla giunta comunale, ma dagli organizzatori in collaborazione con le autorità competenti in materia di ordine e sicurezza pubblica, ossia la questura. “Il percorso di una manifestazione non lo decide la giunta comunale. Il percorso è proposto dagli organizzatori e sottoposto alle valutazioni delle autorità competenti”, ha spiegato Radice.

Radice ha inoltre criticato la mossa di Almici di “ritoccare” con i colori della bandiera arcobaleno il monumento del Guerriero, come fatto in un post sui social. “Non si modificano immagini con l’intelligenza artificiale per alimentare una polemica e rappresentare qualcosa di diverso da ciò che è realmente accaduto”, ha affermato il sindaco.

Il dibattito politico e culturale

Il dibattito sul Pride di Legnano ha sollevato questioni più ampie sul significato di inclusività e diritti nella società contemporanea. Radice ha posto una domanda diretta al centrodestra: “Pensate che le persone LGBTQ+ abbiano pieno diritto di essere visibili, di manifestare e di rivendicare pari dignità e diritti nella loro città? Sì o no?”.

Almici, da parte sua, ha ribadito la sua posizione contraria al Pride in piazza San Magno, affermando che “anche per noi, dipendesse da noi, non vorremmo vederlo nemmeno sotto il nostro Guerriero”.

Gli organizzatori del Pride, nel frattempo, hanno affermato che la polemica nasce da una “mancanza di cultura” sulla comunità LGBTQ+ e sui motivi della loro manifestazione. “Siamo ancora più convinti di quello che stavamo facendo. Durante questa giornata cercheremo di dare risposta ad alcuni di questi commenti”, hanno dichiarato.

Il dibattito sul Pride di Legnano continua, riflettendo le tensioni e le sfide che accompagnano le lotte per i diritti e l’inclusività nella società odierna.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Milano adesso

ACCADUTO OGGI
2010
Gran Premio d'Italia 2010