La città di Magenta è in fermento per il progetto di un data center nell’area dell’ex Novaceta. La società Namira Sgr ha presentato il piano per un polo tecnologico da 240 megawatt ma la cittadinanza non è convinta. Una petizione con oltre 1.260 firme è stata depositata presso il Comune, chiedendo la sospensione dell’iter e un’assemblea pubblica.
La petizione dei cittadini e le richieste al sindaco
I promotori della petizione, tra cui i circoli cittadini di Partito DemocraticoAlleanza Verdi e SinistraPartito Socialista Italiano e Movimento 5 Stelle hanno raccolto un numero significativo di firme per fermare il progetto. Le richieste principali sono due: bloccare la firma del Piano attuativo prima della conclusione della Valutazione di impatto ambientale (VIA) e convocare un’assemblea pubblica per informare e coinvolgere i cittadini.
“Le 1.260 firme raccolte fino a oggi sono un segnale democratico fortissimo che il sindaco non può ignorare”, dichiarano i promotori. “Chiediamo trasparenza e il rispetto delle tutele ambientali prima che vengano apposte firme definitive.”
Il progetto del data center e le critiche
Il progetto MXP Magenta prevede la costruzione di cinque edifici identici ciascuno alto circa 26,5 metri per un totale di 240 MW IT. L’alimentazione sarà garantita da una nuova sottostazione elettrica collegata alla rete Terna attraverso due elettrodotti interrati. Inoltre, saranno installati 141 gruppi elettrogeni alimentati a gasolio per assicurare la continuità del servizio.
Tra le principali preoccupazioni dei residenti vi sono il rumore e gli effetti sull’ambiente. Alcuni temono che il funzionamento continuo degli impianti di raffreddamento possa rendere “inabitabili le case poste di fronte”, mentre altri contestano gli studi acustici allegati al progetto. Inoltre, c’è il timore di una possibile formazione di una “bolla di calore” con un aumento della temperatura locale stimato in 2-3 gradi.
Le osservazioni al Ministero dell’Ambiente
Molte osservazioni sono state presentate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica tra cui quelle del cittadino Giovanni Pezzotta che ha elaborato alcune simulazioni partendo dai dati del progetto. Secondo queste analisi, il polo potrebbe arrivare ad assorbire un carico elettrico continuo prossimo ai 300 MW con consumi superiori ai 2,6 terawattora all’anno.
Le osservazioni dei cittadini mettono in discussione anche l’affermazione secondo cui tutta l’energia utilizzata proverrà da fonti rinnovabili. Secondo alcuni, un carico costante di tali dimensioni richiederebbe necessariamente il supporto della rete elettrica nazionale anche nelle ore in cui le fonti rinnovabili non producono energia.
La replica del promotore e il contesto regionale
La società Namira Sgr respinge le critiche e ribadisce che il progetto rappresenta un intervento di recupero di un’area industriale dismessa nel rispetto delle normative ambientali. Secondo la società, il campus è stato progettato secondo i più avanzati standard internazionali di sostenibilità, con sistemi di raffreddamento senza consumo d’acqua e approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili.
Il caso di Magenta si inserisce in un fenomeno che sta interessando tutta la Lombardia. Nella regione sono presenti o in fase di realizzazione circa venti grandi data center, concentrati soprattutto nell’area metropolitana milanese. La Lombardia è oggi il principale polo italiano per queste infrastrutture, spinte dalla crescita dell’intelligenza artificiale del cloud computing e dei servizi digitali.
La mobilitazione dei cittadini di Magenta riflette un dibattito più ampio sull’equilibrio tra sviluppo tecnologico, sostenibilità ambientale e pianificazione del territorio. La comunità locale continua a chiedere trasparenza e partecipazione, mentre il progetto avanza tra critiche e speranze di rigenerazione urbana.



