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Vendita di San Siro sotto esame: indagini, nomi e risposte dell’amministrazione

La Procura di Milano indaga su presunte collusioni nella cessione di San Siro: nove persone iscritte nel registro degli indagati, sequestri di telefoni e tensioni politiche tra Comune, Comitato Sì Meazza e club

Vendita di San Siro sotto esame: indagini, nomi e risposte dell'amministrazione

L’operazione di cessione dello stadio San Siro è finita al centro di un fascicolo della Procura di Milano che ipotizza turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio. Inizialmente sollevata da esposti del Comitato Sì Meazza, la vicenda ha portato a perquisizioni e al sequestro di dispositivi elettronici presso uffici comunali, sedi di consulenti e abitazioni di persone coinvolte.

Il caso rialza il dibattito sul confine tra interlocuzione pubblica e vantaggi privati, mentre la città osserva gli sviluppi con attenzione.

Nel registro degli indagati sono finite nove persone: Giancarlo Tancredi, Ada Lucia De Cesaris, Simona Collarini, Christian Malangone, Alessandro Antonello, Mark Van Huunhsloot, Fabrizio Grena, Giuseppe Bonomi e Marta Spaini. Gli inquirenti ricostruiscono un arco temporale che va approssimativamente dal 2017 al 2026 e puntano il focus su passaggi amministrativi che, secondo l’accusa, sarebbero stati concordati al di fuori di procedure pubbliche trasparenti. Tra gli atti al centro dell’attenzione figurano delibere e bozze condivise in anticipo rispetto all’approvazione ufficiale.

Le accuse al dettaglio

Secondo la ricostruzione della Procura, la vendita e la valorizzazione della Grande Funzione Urbana San Siro non sarebbero state gestite con le modalità ordinarie di una gara pubblica ma attraverso rapporti stretti e scambio continuativo di informazioni tra amministrazione e club. In particolare, gli inquirenti ritengono che siano circolate bozze di delibere e documenti riservati prima della discussione in Giunta, configurando la possibile rivelazione del segreto d’ufficio. Le contestazioni includono anche la possibilità che l’avviso pubblico del 24.3.2026 fosse modellato in modo da favorire l’esito desiderato per Inter e Milan.

Delibere e passaggi chiave

Tra gli atti citati emergono due delibere ritenute centrali: la proposta di delibera 1379 del 5 novembre 2026, relativa alla dichiarazione di pubblico interesse, e la delibera numero 28 del 19 gennaio 2026, adottata a conclusione del dibattito pubblico. Per la Procura, entrambe sarebbero state condivise con consulenti delle società prima della discussione e dell’approvazione formale, elemento che alimenta l’ipotesi di turbativa d’asta e di indebita circolazione di informazioni riservate.

Vincoli culturali e valutazioni economiche

Un ulteriore nodo dell’inchiesta riguarda il trattamento delle informazioni sui possibili vincoli culturali che avrebbero potuto ostacolare l’abbattimento dello stadio e la valutazione economica complessiva dell’operazione. Gli inquirenti ricostruiscono scambi di informazioni sui vincoli e sulle stime patrimoniali, materia sulla quale potrebbe intervenire anche la Corte dei Conti per verificare eventuali profili di danno erariale.

Reazioni pubbliche e politiche

Il Comitato Sì Meazza, guidato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e sostenuto da operatori come il promoter Claudio Trotta, ha chiesto passi indietro dell’amministrazione comunale e ha definito l’iter come una serie di «bufale» che ora verrebbero smascherate dalla magistratura. Il comitato sostiene che l’operazione non sia mai stata discussa con sufficiente trasparenza durante le campagne elettorali e contesta l’assenza di un evidente interesse pubblico a mantenere gli asset in città.

La posizione del sindaco

Il sindaco Giuseppe Sala ha risposto pubblicamente sostenendo che gli uffici comunali abbiano operato «per il bene di Milano» e negando ipotesi di corruzione. Sala ha ricordato che la Legge Stadi giustifica interlocuzioni con i club e ha argomentato di aver agito per evitare il rischio che le società calcistiche lasciassero la città. Dalle sue dichiarazioni emerge la volontà di lasciare che siano gli accertamenti giudiziari a fare chiarezza.

Prossimi passi e conseguenze pratiche

Le indagini proseguono con l’analisi dei dispositivi sequestrati, compresi i telefoni del direttore generale Christian Malangone e di altri indagati. Sul piano operativo, i lavori di bonifica e le attività relative all’area proseguono in attesa di sviluppi giudiziari: la vendita è stata formalizzata, ma solo eventuali provvedimenti restrittivi della magistratura potrebbero modificare gli atti già compiuti. I prossimi passaggi potrebbero includere accertamenti economici e amministrativi e, se necessario, verifiche da parte della Corte dei Conti.

In conclusione, la vicenda di San Siro è diventata un caso che intreccia diritto amministrativo, politica locale e interessi privati. Mentre la magistratura continua il suo lavoro, i protagonisti politici e civici mantengono posizioni diverse: alcuni chiedono chiarimenti e responsabilità, altri ribadiscono la liceità delle scelte compiute. La città resta in attesa delle decisioni degli organi inquirenti e dei possibili sviluppi giudiziari che diranno se l’iter amministrativo rispettava le regole o se andrà rivisto.

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