Il Leoncavallo torna protagonista di una battaglia legale: dal pagamento alla proprietà fino alla richiesta di rivalsa sul gruppo che gestisce il centro sociale.

La lunga vicenda del Leoncavallo, storico centro sociale milanese, è approdata di nuovo nelle aule del Tribunale di Milano. Dopo lo sgombero dell’ex stamperia di via Watteau avvenuto il 21 agosto 2026, la contesa si è trasformata in un nodo giuridico che mette a confronto il Ministero dell’Interno e l’associazione nota come Mamme del Leoncavallo.
In questo primo momento processuale emergono questioni non solo di natura economica, ma anche di principio, con implicazioni sul modo in cui vengono gestiti gli spazi sociali.
Per capire il senso della causa bisogna risalire al 14 novembre 2026, quando la Corte d’Appello civile condannò il Viminale a versare oltre 3 milioni di euro alla società proprietaria, la Orologio S.r.l., per il mancato sgombero. Quel pagamento non ha chiuso la vicenda: il Ministero ha poi avviato un’azione di rivalsa contro l’associazione che gestiva il centro, chiedendo la restituzione della somma. La prima udienza utile per discutere questa rivendicazione si è tenuta il 1° aprile, con la prossima convocazione fissata per il 24 novembre 2026.
Origine della richiesta e quadro giudiziario
La causa nasce da una sentenza civile che ha riconosciuto alla proprietà il diritto al risarcimento per il mancato sgombero. Il Ministero, dopo aver ottemperato al pagamento, ha scelto di esercitare un’azione di rivalsa, ossia una pretesa economica nei confronti di terzi ritenuti responsabili. In termini pratici, il meccanismo di rivalsa implica trasferire sul gestore dello spazio la responsabilità di un intervento che non è stato eseguito: una scelta che gli avvocati della difesa definiscono impropria e che ora il Tribunale dovrà valutare nel merito.
Chi sono le parti coinvolte
Da una parte c’è il Ministero dell’Interno, che per la sua linea sostiene di aver subito una perdita economica a causa del mancato sgombero; dall’altra le Mamme del Leoncavallo, rappresentate in udienza dai legali Mirko Mazzali e Federico Garufi. A supporto dell’associazione è intervenuto anche Daniele Farina, figura nota legata all’esperienza del centro sociale, che ha sottolineato il carattere politico della controversia. Il caso coinvolge inoltre la Orologio S.r.l., beneficiaria della sentenza originaria.
Argomentazioni della difesa e prospettive politiche
I difensori del Leoncavallo contestano l’impostazione del Ministero definendola un tentativo di spostare ingiustificatamente la responsabilità sugli occupanti. L’avvocato Mirko Mazzali ha ricostruito come, in quegli anni, fossero in corso trattative e ricerche di soluzioni alternative, elementi che giustificherebbero la mancata azione delle forze dell’ordine. La portavoce Marina Boer ha parlato apertamente di una causa dal forte contenuto politico, temendo che si voglia creare un precedente capace di incidere su altri casi simili sul territorio nazionale.
Il ruolo delle dichiarazioni pubbliche
Oltre agli argomenti tecnici, la vicenda si è animata anche sul piano comunicativo: dichiarazioni rilasciate al termine dell’udienza hanno puntato a inquadrare la battaglia come uno scontro sulla legittimità di un modello di spazi autogestiti. Questo accresce la posta in gioco, perché la decisione giudiziaria potrebbe influenzare politiche future in materia di occupazioni e gestione urbana. Per gli osservatori, la contesa non è soltanto economica ma simbolica.
Rischi sistemici e possibili scenari
Un elemento che rende la vicenda rilevante a livello nazionale è il confronto con altri procedimenti simili: è stato ricordato il caso di Roma in cui il Ministero è stato condannato in primo grado a corrispondere 21 milioni di euro a una proprietà. Se la strada della rivalsa verso i gestori dovesse essere consolidata, si aprirebbe una prassi che potrebbe trasformare dispute sociali in contenziosi finanziari, con conseguenze per molte realtà autogestite. Per questo motivo gli avvocati del Leoncavallo insistono sulla natura impropria della pretesa e chiedono al giudice di valutare la mancanza di responsabilità diretta.
Futuro immediato e strategie pratiche
In attesa della prossima udienza del 24 novembre 2026, il Leoncavallo dichiara l’intenzione di proseguire le attività e cercare soluzioni per una possibile riallocazione degli eventi e dei servizi offerti. Sul piano processuale, la strategia della difesa punta a dimostrare che il fallimento dell’operazione di sgombero non può automaticamente tradursi in un obbligo di risarcimento verso chi aveva in gestione lo spazio. Il pronunciamento del Tribunale sarà quindi decisivo per stabilire confini e responsabilità in una vicenda che mescola diritto, politica e vita sociale locale.





