Giorgia Meloni a Milano: tensione fuori dal Teatro Franco Parenti con manifestanti che denunciano legami internazionali del governo e chiedono dimissioni

La visita di Giorgia Meloni a Milano ha suscitato tensione e protesta. Il 12 marzo 2026, in occasione di un incontro organizzato da Fratelli d’Italia al Teatro Franco Parenti per promuovere il sì al referendum sulla riforma della giustizia, un presidio ha preso posizione nelle vie intorno al teatro.
I promotori, principalmente la formazione di sinistra Potere al Popolo insieme ai collettivi studenteschi Cambiare Rotta e Opposizione Studentesca d’Alternativa (OSA), hanno radunato una ventina di persone per esprimere dissenso e richiedere le dimissioni del governo.
La protesta è avvenuta a poche decine di metri dall’ingresso del teatro, ma non senza problemi logistici: secondo i manifestanti la Questura avrebbe imposto il luogo del presidio, spostandolo all’angolo tra via Lattuada e via Botta. Di fronte a uno schieramento imponente delle forze dell’ordine, i partecipanti hanno intonato cori e slogan, tra cui espressioni come “Giorgia go home” e richieste di “Governo Meloni, dimissioni“. La mobilitazione è stata anche l’occasione per rilanciare appuntamenti nazionali contro l’esecutivo.
Le accuse contro la politica estera del governo
Al centro delle critiche dei manifestanti c’è la linea estera attribuita al governo: i collettivi hanno denunciato la presunta vicinanza della premier a leader internazionali e le conseguenze di scelte militari. I manifestanti hanno puntato il dito, in particolare, contro l’alleanza con gli Stati Uniti e il sostegno politico percepito verso Israele, citando slogan che paragonavano la situazione in Palestina a un nuovo Vietnam. Va sottolineato che molte di queste affermazioni sono state espresse dai contestatori come opinione politica e rivendicazione pubblica, non come ricostruzione neutrale di eventi bellici.
Contenuti del presidio e richieste
Il cartello esposto dai manifestanti sintetizzava le loro rivendicazioni: no alla guerra sociale, no al riarmo e no a presunte complicità internazionali. I collettivi hanno poi definito l’evento al teatro una “passerella politica” e hanno collegato la mobilitazione al tema del referendum sulla giustizia, sostenendo che le politiche interne ed estere del governo meritino una risposta popolare. Nelle dichiarazioni sul posto la portavoce milanese di Potere al Popolo ha denunciato la militarizzazione del quartiere e le conseguenze delle alleanze internazionali per la sicurezza globale.
La risposta di Fratelli d’Italia e le polemiche sul teatro
Dal palco dell’iniziativa e attraverso i canali del partito sono arrivate repliche decise: rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno difeso la scelta di tenere l’incontro, sostenendo l’importanza di confrontarsi con i cittadini e di promuovere il sì al referendum. Il deputato Giovanni Donzelli ha risposto alle critiche definendo l’azione della premier coerente con il ruolo istituzionale e non frutto di logiche turistiche. Allo stesso tempo, la decisione del teatro di ospitare l’evento ha generato aspre discussioni sui social e nella scena culturale cittadina.
Il dibattito sul ruolo degli spazi culturali
La direttrice del Teatro Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah, ha argomentato la scelta spiegando che la sala è stata messa a disposizione a pagamento anche ad altri esponenti politici e che il teatro, come luogo pubblico, può ospitare occasioni di dibattito. Questa posizione non ha spento le critiche: per alcuni il teatro avrebbe dovuto rifiutare proprio per motivi etici, mentre per altri la pluralità di voci resta un valore da tutelare. Il confronto resta al centro della polemica cittadina.
Contesto e sviluppi futuri
La giornata di Milano si inserisce in una più ampia serie di mobilitazioni contro il governo e in vista del referendum sulla riforma della giustizia. I manifestanti hanno annunciato altre iniziative nazionali per esercitare pressione politica, mentre il partito ha ribadito la propria linea in campagna elettorale sul tema. L’episodio al Teatro Franco Parenti ha dunque riacceso il dibattito su spazio pubblico, libertà di protesta e responsabilità delle istituzioni culturali, con una città che rimane attraversata da tensioni e posizioni contrastanti.





