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Sequestro a viale Papiniano 48: il Riesame accoglie il ricorso e ferma i lavori

Il riesame ha annullato il dissequestro disposto dal gip, riportando sotto vincolo il cantiere di viale Papiniano 48 e riaprendo il dibattito sulle procedure edilizie a Milano

Il Tribunale del Riesame di Milano ha disposto il sequestro preventivo del cantiere in viale Papiniano 48, riprendendo la linea della Procura che aveva impugnato la decisione precedente del gip. Il sequestro preventivo blocca materialmente i lavori e rappresenta un passaggio formale significativo nell’ambito dell’inchiesta sull’urbanistica cittadina: la misura è stata adottata dopo che, lo scorso novembre, un provvedimento d’urgenza non era stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari.

Nel procedimento figurano a vario titolo il costruttore e il direttore dei lavori, entrambi indagati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva. A promuovere il ricorso sono state le pm Giovanna Cavalleri e Luisa Baima Bollone, coordinate dalla Procura diretta da Marcello Viola. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’intervento è stato presentato come ristrutturazione tramite Scia, mentre la Procura sostiene che si tratti di nuova costruzione, per la quale sarebbe stato necessario un permesso di costruire e l’approvazione di un piano attuativo con i relativi servizi.

Le ragioni del riesame

I giudici del Riesame — identificati nel provvedimento come Galli, Nosenzo e Guadagnino — hanno riformulato la valutazione iniziale del gip, sostenendo che la società costruttrice non poteva ragionevolmente attribuirsi un titolo edilizio ritenuto inidoneo. Nel documento si richiama che il Comune di Milano avrebbe segnalato l’illegittimità del titolo rilasciato, e che la stessa incongruenza era emersa già con riferimento al titolo edilizio del 2026. I giudici osservano che non è ammissibile affidare al privato la discrezionalità nel valutare se alcune opere urbanistiche connesse siano superflue o non attuabili, ribadendo l’esigenza di una verifica formale prima dell’avvio dei lavori.

La valutazione della buona fede

Il gip Sonia Mancini aveva invece richiamato le cosiddette “prassi comunali altalenanti” e ipotizzato una possibile buona fede degli indagati, ma il Riesame ha respinto questa interpretazione. Per i giudici non si configuri un affidamento incolpevole, soprattutto trattandosi di un operatore economico con esperienza e consapevolezza normativa; in sostanza la società avrebbe iniziato e proseguito l’opera pur non essendo certa dell’idoneità del titolo.

Il nodo procedurale: Scia contro permesso

Al centro del contendere resta la qualificazione degli interventi: la Procura sostiene che interventi assimilabili a nuova costruzione siano stati impropriamente assegnati alla fattispecie della ristrutturazione con l’uso di una Scia, ossia di un’autocertificazione che non sostituisce il permesso di costruire seguito da un piano attuativo. La differenza non è solo formale: implica l’obbligo di opere di urbanizzazione e la verifica preventiva di conformità che tutelano l’assetto urbano e i servizi pubblici connessi.

Conseguenze amministrative e penali

Se la qualificazione dovesse essere confermata nella direzione indicata dalla Procura, le responsabilità potrebbero coinvolgere non solo la sfera amministrativa ma anche quella penale degli stessi responsabili tecnici e della società. L’attuale sequestro, oltre a impedire il proseguimento dei lavori, costituisce uno strumento cautelare che agevola l’accertamento della verità materiale e la tutela dell’interesse pubblico alla corretta pianificazione territoriale.

Impatto sulle famiglie e sul mercato immobiliare

Il provvedimento giudiziario ha riacceso le preoccupazioni del Comitato Famiglie Sospese, che raggruppa gli acquirenti coinvolti nelle opere sotto inchiesta. Il portavoce, Filippo Borsellino, ha sintetizzato la frustrazione degli interessati: i continui capovolgimenti giudiziari lasciano le famiglie in una condizione di incertezza con mutui e progetti di vita sospesi. Il comitato chiede da tempo una norma che chiarisca definitivamente i limiti dell’uso della Scia per evitare che oscillazioni interpretative compromettano investimenti privati e tempi di realizzazione.

La vicenda di viale Papiniano 48 si inserisce in un’indagine più ampia sulla prassi edilizia cittadina, e il sequestro disposto dal Riesame il 9 marzo 2026 rilancia il dibattito su responsabilità, controlli e trasparenza nelle procedure urbanistiche. Nel frattempo la Procura prosegue gli accertamenti su altri interventi analoghi a Milano, mentre sul versante politico e amministrativo cresce la richiesta di chiarimenti normativi per evitare nuovi casi di contenzioso e incertezza per cittadini e operatori.

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