Una storica libreria milanese rischia la chiusura: lavoratori, firme e istituzioni si organizzano per evitare la liquidazione

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La storica libreria e casa editrice Hoepli, punto di riferimento per generazioni di lettrici e lettori milanesi, è al centro di una mobilitazione cittadina dopo l’annuncio della sua messa in liquidazione volontaria. Situata in via Ulrico Hoepli 5 e sviluppata su cinque piani con oltre 500.000 titoli, l’attività compie 156 anni di vita ma oggi si trova a fare i conti con problemi economici e tensioni interne che hanno spinto i soci a prendere una decisione drastica.
La notizia, riportata il 12/03/2026, ha innescato una reazione immediata: lavoratori in presidio e sindacati hanno organizzato uno sciopero e hanno chiamato la città a partecipare a un flash mob fissato per sabato 14 marzo alle 11 davanti alla vetrina della libreria. La vicenda coinvolge non solo il personale, ma anche clienti storici, firme raccolte online e rappresentanti istituzionali chiamati a valutare possibili interventi.
Cause della crisi e passaggi societari
Secondo quanto emerso dalle assemblee interne, la decisione di procedere alla liquidazione deriva da risultati economici negativi legati all’andamento del mercato editoriale e librario, nonché da un profondo conflitto endosocietario che ha aggravato la situazione gestionale. L’assemblea dei soci ha deliberato lo scioglimento e ha affidato la gestione della fase di liquidazione all’avvocato Laura Limido. In questo quadro, la mancanza di un piano industriale che definisca prospettive e investimenti è stata richiamata più volte come elemento critico dai dipendenti.
Aspetti tecnici della procedura
La messa in liquidazione comporta una serie di passaggi normativi e amministrativi che possono sfociare in diversi scenari: vendita a terzi, cessione di rami d’azienda o liquidazione effettiva con conseguenti licenziamenti. I sindacati hanno denunciato l’assenza di un confronto preventivo e chiedono che ogni decisione venga accompagnata da valutazioni che tutelino i lavoratori e il patrimonio culturale che la libreria rappresenta per la città.
La reazione dei lavoratori e della comunità
Immediatamente dopo l’annuncio, gli 89 dipendenti si sono mobilitati: hanno incrociato le braccia per un’ora durante un presidio e hanno indetto il flash mob per sabato 14 marzo. Sulle vetrine sono comparsi cartelli di protesta e il via vai di clienti affezionati è aumentato nelle giornate successive, mentre una petizione su Change.org ha superato le 31.500 firme con la richiesta che il Comune riconosca il valore storico della libreria e le dia lo status di bottega storica.
Le richieste sul tavolo
I lavoratori e i sindacati — tra cui Slc Cgil Milano, Fistel Cisl Milano e Uilcom Uil Milano — rivendicano l’apertura di un tavolo con il Comune per valutare soluzioni alternative allo spezzatino societario, come progetti di rilancio, forme di gestione partecipata o interventi di tutela del bene culturale. Sul fronte cittadino, molti firmatari della petizione invitano a non disperdere un patrimonio che da oltre un secolo contribuisce alla vita culturale della città.
Interventi politici e possibili scenari
La vicenda ha suscitato anche prese di posizione politiche. Il sindaco di Milano ha esortato a privilegiare la responsabilità verso i dipendenti e i lettori, mentre esponenti regionali e comunali hanno chiesto iniziative istituzionali: dal capogruppo del Pd in Regione, che ha definito la libreria una «fucina culturale», alla richiesta di audizione in commissione avanzata da alcuni rappresentanti di altro schieramento. Giovanni Nava, socio al 33% e nipote della fondatrice Bianca Hoepli, ha annunciato la sua opposizione alla liquidazione e la volontà di cercare alternative al provvedimento deciso dalla maggioranza dei soci.
Quali strade per il futuro
Le opzioni praticabili vanno da processi di vendita mirata a investitori sensibili al valore culturale, alla trasformazione in modello misto pubblico-privato, fino a interventi di tutela locale come il riconoscimento di bottega storica che potrebbe facilitare sostegni economici e forme di patrocinio. Tutte le ipotesi però richiedono un piano industriale credibile e un confronto serrato tra parti sociali, proprietà e istituzioni.
La mobilitazione in corso conferma quanto la libreria Hoepli rappresenti per Milano non soltanto un’attività commerciale ma un riferimento culturale. Nei prossimi giorni, con il presidio e il flash mob programmato per sabato 14 marzo, si capirà se dalle proteste nasceranno percorsi concreti per mantenere aperta una realtà con 156 anni di storia o se la decisione dei soci sancirà un passaggio definitivo.





