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Rientro a Linate di Emanuele Gregorini dopo l’arresto in Colombia

Il trasferimento a Voghera di Emanuele Gregorini e le accuse nell'inchiesta Hydra: dalle indagini sul territorio ai prossimi appuntamenti in aula

Il 10 marzo 2026 Emanuele Gregorini è tornato in Italia atterrando all’aeroporto di Milano Linate su un volo in arrivo da Bogotà. Scortato dal personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il suo trasferimento segna la conclusione di una fase di latitanza iniziata prima della pronuncia della Corte di Cassazione nel gennaio 2026.

Al suo arrivo è stato direttamente tradotto nel carcere di Voghera, in attesa delle prossime udienze processuali che coinvolgono l’inchiesta denominata Hydra.

La vicenda richiama l’attenzione non solo per il profilo personale dell’indagato, ma anche per la rete investigativa che ha reso possibile la localizzazione e l’arresto. Le autorità italiane imputano a Gregorini accuse gravi, tra cui associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione di armi. Le contestazioni, ricostruite dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, lo indicano come figura di spicco all’interno del sistema mafioso lombardo, con rapporti e responsabilità operative nel clan camorristico riconosciuto dagli inquirenti.

Il percorso della fuga e la localizzazione

Secondo le ricostruzioni ufficiali, Gregorini lasciò l’Italia nei giorni antecedenti alla decisione della Corte di Cassazione di gennaio 2026 e percorse un itinerario che lo portò in Brasile, poi a Panama e infine in Colombia. Dal 2 febbraio 2026 sarebbe risultato stabilitosi a Cartagena, dove aveva preso in affitto un appartamento in un grattacielo con vista sul Mar dei Caraibi. Il suo appartamento è diventato il fulcro delle attività di osservazione svolte dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Milano, che hanno seguito i suoi movimenti e i suoi contatti fino alla conferma della sua presenza sul territorio colombiano.

Coordinamento operativo e arresto

La cattura è stata eseguita il 17 marzo 2026 da unità speciali della Policia Nacional Colombiana, coordinate con le autorità italiane nell’ambito del progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta). Grazie a questo coordinamento, le attività di monitoraggio e scambio informativo hanno consentito un’operazione mirata per ottenere l’arresto a fini estradizionali. Successivamente Gregorini è rimasto in custodia in Colombia fino al completamento delle procedure che ne hanno permesso il rimpatrio il 10 marzo 2026.

Il quadro accusatorio e il ruolo nell’inchiesta

La Procura di Milano descrive Gregorini come un esponente riconosciuto del clan camorristico indicato nelle indagini come parte di una struttura più ampia, talvolta definita dalla stessa DDA come cupola delle cupole, che avrebbe unito elementi di Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra nella regione lombarda. A lui vengono attribuite sia funzioni di collegamento e coordinamento tra i gruppi sia attività operative, come la gestione di estorsioni e la partecipazione a summit decisionali. I magistrati riportano la sua partecipazione a diversi incontri tra il 2026 e il 2026, durante i quali avrebbe svolto ruoli esecutivi anche in assenza del referente principale, Giancarlo Vestiti.

Procedure giudiziarie e prossime udienze

Dopo il ritorno in Italia, Gregorini è stato trasferito nel carcere di Voghera in vista delle fasi processuali. È prevista la comparizione davanti al GUP di Milano il 12 marzo 2026 per l’udienza preliminare e, a breve, l’avvio del dibattimento per il procedimento principale fissato per il 19 marzo 2026. Il filone investigativo Hydra ha già prodotto numerose misure cautelari, condanne e rinvii a giudizio; per gli inquirenti la cattura rappresenta un passo significativo per portare in aula soggetti ritenuti centrali nel sistema criminale.

Implicazioni e significato operativo

La vicenda evidenzia come la lotta alla criminalità organizzata passi sempre più attraverso le sinergie tra polizie nazionali e organismi internazionali. Il caso di Gregorini è stato gestito utilizzando canali investigativi consolidati e il progetto I-CAN è citato come elemento chiave per lo scambio di informazioni e il coordinamento operativo. Per la Procura milanese, il risultato è stato definito un successo strategico nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale, dimostrando che la cooperazione istituzionale può ridurre gli spazi di impunità offerti dalla latitanza all’estero.

Resta ora all’esame del tribunale valutare le contestazioni e definire il percorso processuale: le udienze imminenti saranno l’occasione per chiarire il ruolo attribuito a Gregorini nell’ambito del più ampio procedimento Hydra e per confermare se le prove raccolte in fase investigativa reggeranno in sede dibattimentale. Nel frattempo la vicenda alimenta il dibattito sulle reti criminali e sulla capacità delle istituzioni di contrastarle a livello internazionale.

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