Il presidente di Salvagente Italia, Mirko Damasco, ha riacceso una forma di protesta ormai nota al grande pubblico: lo sciopero della fame. Dopo averla impiegata con esito positivo durante la pandemia, l’attivista lancia ora la campagna a Monza per far entrare il primo soccorso nei programmi scolastici. Il gesto, iniziato il 5 ottobre, è destinato a durare finché il Parlamento non darà via libera alla tanto discussa legge Bove.
Il lancio dello sciopero a Monza e il blocco della legge
Il venerdì precedente Damasco si era recato a Roma per parlare direttamente con i decisori, ma la proposta di legge rimane ferma in aula. La normativa, battezzata col nome del calciatore Fiorentina Edoardo Bove, nasceva da un episodio drammatico del dicembre 2024, quando Bove cadde a terra per un arresto cardiaco durante una partita contro l’Inter. Sebbene il ministro dello sport Andrea Abodi avesse annunciato un’imminente approvazione, il provvedimento è rimasto in penultima posizione, con un presunto budget di cinque milioni di euro ancora indefinito.
Statistica della mortalità evitabile in Italia
Secondo le stime dell’associazione, ogni anno l’Italia registra circa 500 decessi infantili per incidenti domestici, annegamenti o soffocamenti, e 200 arresti cardiaci tra gli adulti. Damasco sottolinea che, senza una formazione precoce, molte di queste tragedie potrebbero essere sventate con interventi di primo soccorso tempestivi.
Richieste al mondo del calcio e al Parlamento
Il presidente di Salvagente ha diretto un appello specifico a Edoardo Bove, chiedendo al giovane calciatore di usare la sua visibilità per spingere la proposta verso l’approvazione. “Hanno usato il suo nome per una legge che ancora non esiste”, ha dichiarato Damasco, evidenziando come la mancanza di un finanziamento definito renda la legge quasi irrealizzabile.
Il messaggio, però, non è rivolto solo allo sportivo: la protesta mira a coinvolgere l’intera cittadinanza e le istituzioni educative. Damasco ricorda che, in primi cinque anni di vita, i bambini possono già imparare a chiamare un’ambulanza; a sette-otto anni sono capaci di eseguire una manovra di disostruzione, e dalla scuola media in poi possono svolgere le tecniche di rianimazione più complesse.
Progetti alternativi: la Croce Rossa e i laboratori nelle scuole
Parallelamente al dissesto legislativo, la Croce Rossa Italiana ha avviato per l’anno scolastico 2026-27 una serie di percorsi formativi che includono corsi di primo soccorso attività di volontariato e civica. Questi laboratori, realizzati in collaborazione con gli istituti, mirano a colmare in parte il vuoto creato dall’attuale stallo parlamentare, ma rimangono limitati a progetti pilota e non sostituiscono una normativa nazionale.
La speranza è che la pressione mediatica e il coinvolgimento di personaggi pubblici come Bove riescano a sbloccare la legge Bove e a trasformare la scuola in un luogo dove la sicurezza diventi parte integrante del curriculum.



