Il Tribunale di Milano ha emesso una misura di prevenzione che colloca Corepla sotto amministrazione giudiziaria. La decisione arriva in un momento di crescente attenzione verso la gestione dei rifiuti plastici in Italia, dopo anni di polemiche legate a presunte inefficienze del sistema di raccolta e riciclo. Il provvedimento, adottato a fine ottobre 2025, non implica un’accusa penale contro il consorzio, ma individua una significativa carenza di controlli lungo l’intera filiera.
Corepla è il consorzio nazionale che coordina la raccolta, la selezione, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Pur essendo un organismo privato senza scopo di lucro, svolge una funzione di interesse pubblico, finanziato dal contributo ambientale del CONAI e dai proventi della vendita dei rifiuti valorizzati. Il tribunale ha ritenuto che, nonostante la sua posizione centrale, il consorzio abbia conosciuto segnali di anomalia senza adottare misure correttive adeguate.
Il provvedimento del Tribunale di Milano su Corepla
Secondo l’ordinanza, la carenza di vigilanza ha consentito a soggetti esterni di sfruttare il sistema di selezione gestito dal consorzio. Il giudice ha nominato un amministratore giudiziario con l’incarico di riorganizzare i meccanismi di verifica, migliorare la tracciabilità dei quantitativi e garantire che le procedure di controllo qualità siano rispettate in maniera piena. Il sindaco di Milano, Ventura, ha commentato sui social che la città «attende ogni sviluppo con fiducia nelle istituzioni, nelle Forze dell’Ordine e nella Magistratura». Il provvedimento, della durata prevista di un anno, mira a colmare le lacune evidenziate senza però attribuire a Corepla una responsabilità penale diretta.
Le accuse contro Synextra spa e l’impianto di Corsico
Al centro dell’inchiesta penale troviamo Synextra spa operatore del settore dei rifiuti con sede a Milano e grande impianto di selezione a Corsico. Le indagini della Procura di Milano indicano una gestione illecita di almeno 240 mila tonnellate di rifiuti plastici nel periodo 2023-2025. Il profitto attribuito a Synextra sarebbe di 58,3 milioni di euro derivante sia da ricavi di trattamento sia da risparmi sui costi di smaltimento, ottenuti grazie a pratiche scorrette.
Profitti e flussi di plastica
Gli accertamenti mostrano che Synextra ha ottenuto una quota consistente del proprio fatturato dal contratto con Corepla che forniva circa il 70% dei materiali trattati. La società avrebbe così potuto incrementare il proprio indice di performance una classifica interna che determina la quantità di plastica affidata a ciascun impianto. Un indice più alto garantiva a Synextra l’accesso a volumi maggiori, creando un circolo virtuoso di profitti a scapito della corretta gestione dei rifiuti.
Pratiche contestate
Secondo le prove raccolte – intercettazioni telefoniche, videoriprese e testimonianze di dipendenti – Synextra avrebbe mescolato rifiuti di diverse provenienze, attribuendo classificazioni false per mascherare la composizione reale. I registri sarebbero stati manipolati per far coincidere i quantitativi dichiarati con i risultati dei test di laboratorio, mentre batch di rifiuti “buoni” venivano selezionati appositamente per le verifiche. Inoltre, è stato denunciato un falso spegnimento dell’impianto per “manutenzione”, impedendo l’accesso degli ispettori a zone dove erano accumulati materiali non conformi.
Riflessioni sulla filiera del riciclo plastica in Italia
La vicenda solleva interrogativi più ampi sulla capacità dell’intero modello italiano di riciclo di individuare e correggere tempestivamente le anomalie. Se le accuse dovessero confermarsi, l’impatto non si limiterebbe a una singola società, ma metterebbe in dubbio l’efficacia dei controlli lungo la catena della raccolta differenziata. La necessità di rafforzare la tracciabilità, introdurre audit più stringenti e garantire una supervisione indipendente diventa impellente per ristabilire la fiducia dei cittadini.
Il caso ha già avuto ripercussioni politiche: un atto parlamentare del novembre 2025 aveva richiesto verifiche sull’impianto di Corsico dopo un incendio avvenuto il 31 ottobre 2025, evidenziando preoccupazioni ambientali e operative. Ora, con la misura di prevenzione sul consorzio, le autorità cercano di dare una risposta strutturale, sperando di evitare che situazioni analoghe si ripetano in altre regioni italiane.
In attesa di ulteriori sviluppi giudiziari, l’amministratore giudiziario dovrà lavorare a stretto contatto con i rappresentanti di Corepla per riformare i processi di monitoraggio e verifica creare sistemi di segnalazione più trasparenti e garantire che i dati forniti alle autorità siano realmente rappresentativi del flusso fisico di rifiuti. Solo con queste misure sarà possibile ricostruire un ecosistema del riciclo affidabile capace di raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei senza ricorrere a pratiche illecite.



