La Pastasciutta antifascista è tornata a far parlare di sé, dividendo opinioni e unendo comunità in due diverse città italiane. Ad Ascoli Piceno, la tradizione si è scontrata con le polemiche, mentre a Cerignola ha rappresentato un momento di solidarietà e memoria condivisa.
Questo evento, nato come celebrazione della liberazione dall’oppressione fascista, ha assunto un significato più ampio, diventando un simbolo di identità democratica e resistenza culturale.
Ascoli Piceno: tra revoche e mediazioni
Ad Ascoli Piceno, la Pastasciutta antifascista del 26 luglio ha vissuto momenti di tensione. Inizialmente, la parrocchia del Cuore Immacolato di Maria aveva revocato la concessione degli spazi agli organizzatori, il Collettivo Caciara l’Anpi provinciale e il panificio L’Assalto ai Forni di Lorenza Roiati.
La decisione era legata alla percezione dell’aggettivo antifascista come potenzialmente divisivo. Gli organizzatori avevano espresso profonda preoccupazione definendo l’atto un segnale preoccupante per i valori democratici. La città, Medaglia d’Oro al Valor Militare, ha visto un dibattito acceso su cosa significhi oggi essere antifascisti.
L’intervento del vescovo
La situazione è stata risolta grazie all’intervento di monsignor Gianpiero Palmieri vescovo di Ascoli Piceno. Secondo il presule, si era trattato di un equivoco il parroco, un frate minore originario del Kenya, non conosceva a fondo la storia politica italiana e aveva reagito d’impulso.
Monsignor Palmieri ha sottolineato che antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali che appartengono a tutto il Paese, non a una singola fazione politica. La manifestazione è stata spostata presso la parrocchia di San Marcello, dove si è svolta regolarmente.
Cerignola: una tradizione di solidarietà
A Cerignola, in provincia di Foggia, la Pastasciutta antifascista ha rappresentato un momento di unità e memoria. Organizzata dalla cooperativa Altereco che gestisce un bene confiscato alla criminalità organizzata, l’evento ha visto la partecipazione di numerose associazioni e volontari.
Il menù è stato realizzato con prodotti coltivati sui campi della cooperativa, lavorati da otto persone provenienti da situazioni di svantaggio. L’evento è stato arricchito da un monologo teatrale sulla dignità e il riscatto degli ultimi.
La memoria come piatto condiviso
Vincenzo Pugliese presidente della cooperativa, ha sottolineato che la memoria non è una ricorrenza passiva, ma un piatto da condividere e una terra da coltivare liberi. La giustizia sociale, secondo Pugliese, si conquista ogni giorno, insieme, a testa alta.
La Pastasciutta antifascista a Cerignola ha così rappresentato un momento di riflessione collettiva e impegno civile lontano dalle polemiche ma ricco di significato storico e sociale.



