Alla MEM – Mediateca del Mediterraneo di via Mameli 164 si tiene l’inaugurazione della mostra «Milano, Wyoming», un progetto fotografico curato da Alessandro Coppoladocente di Pianificazione Urbanistica al Politecnico di Milano. L’appuntamento è fissato per lunedì 15 giugno alle ore 18.30 e fa parte delle iniziative promosse dal Laboratorio di Ecologia Urbana “Enrico Corti”spazio permanente dedicato a ricerca e partecipazione sulle trasformazioni cittadine.
La rassegna propone uno sguardo provocatorio e ironico sulle modifiche che la mobilità contemporanea sta portando nei tessuti urbani. Attraverso immagini e didascalie, la mostra documenta come i veicoli di grandi dimensioni, e in particolare i suvstanno alterando l’uso di marciapiedi, attraversamenti pedonali e piazze, con effetti sulla vivibilità e sulla sicurezza dei più fragili.
Inaugurazione e confronto pubblico con gli autori
All’apertura parteciperanno lo stesso curatore, Alessandro Coppolae Nicola Grandesso Silvestrigiornalista e vicepresidente dell’Associazione Sarda Paratetraplegici. L’incontro punta a mettere a confronto esperienze e punti di vista su mobilitàaccessibilità e sicurezza stradale: temi che riguardano non solo la pianificazione ma anche la vita quotidiana di anziani, bambini, persone con disabilità e di chi si sposta a piedi o in bicicletta.
Il dialogo pubblico mira a trasformare le immagini in uno spunto operativo: non si tratta soltanto di fotografie, ma di un’occasione per interrogarsi su come lo spazio cittadino venga ridistribuito in funzione dell’automobile privata e di quali conseguenze ciò abbia sulla qualità ambientale e sociale delle strade.
Il tema centrale della mostra: i suv e lo spazio pubblico
La sequenza fotografica di «Milano, Wyoming» racconta un fenomeno riconoscibile nelle città moderne: la progressiva presenza di mezzi più ampi e imponenti che sottraggono spazio agli utenti deboli. Le immagini sottolineano come questa tendenza alteri gli equilibri urbani, creando un paradosso evidente: una mobilità che si presume più comoda e potente finisce per rendere le città meno accessibili e più pericolose per persone vulnerabili.
Il progetto mette in evidenza anche l’impatto simbolico e materiale dei suvnon solo un ingombro fisico su marciapiedi e attraversamenti, ma anche un cambiamento nella percezione dello spazio collettivo, con ripercussioni sulla socialità e sulla fruizione degli ambienti urbani.
Impatto su categorie sensibili
Tra le categorie maggiormente colpite la mostra indica in modo esplicito anzianibambini e persone con disabilità. Per queste persone la riduzione dello spazio pedonale e la crescita della dimensione dei veicoli traduce spesso in minore autonomia e in un aumento del rischio nelle interazioni quotidiane con la strada. L’intervento di rappresentanti dell’Associazione Sarda Paratetraplegici durante l’inaugurazione offrirà testimonianze concrete su questi problemi.
Contesto istituzionale e intenti del Laboratorio Enrico Corti
Il Laboratorio di Ecologia Urbana «Enrico Corti» promuove iniziative rivolte a comprendere e discutere le sfide legate alla transizione ecologica delle città. In questo quadro la mostra rappresenta uno strumento di sensibilizzazione rivolto a cittadini e amministratori, con l’obiettivo di stimolare riflessioni su come ripensare la mobilità per restituire spazio alla socialità e migliorare la qualità dell’ambiente urbano.
L’assessore alla Pianificazione strategica, urbanistica e ambientale del Comune di Cagliari, Matteo Lecis Cocco Ortuha valorizzato l’esposizione come un contributo originale alla discussione pubblica: secondo l’assessore, la questione riguarda la distribuzione dello spazio pubblico e la costruzione delle relazioni in città, e la mostra offre uno stimolo per favorire politiche che rendano Cagliari più sostenibile e vivibile.
La rassegna, oltre alla componente espositiva, include momenti di confronto e partecipazione che intendono mettere in relazione ricerca accademica, associazioni locali e cittadinanza. Partecipare all’inaugurazione significa assistere a una narrazione visiva che cerca di trasformare un fenomeno diffuso in una discussione concreta sulle scelte di pianificazione urbana.



