×

Campagna 1% Equo: tassare i patrimoni oltre 2 milioni

Scopri come la proposta 1% Equo propone un'imposta annuale progressiva sui patrimoni oltre 2 milioni per sostenere servizi pubblici essenziali

Campagna 1% Equo: tassare i patrimoni oltre 2 milioni

Una mobilitazione civica ha preso il via a Milano, con un lancio simbolico ai piedi di Piazza Affari, e ha visto la presentazione formale della proposta alla Corte di Cassazione il 7 maggio. La petizione promossa dal comitato 1% Equo propone un contributo di solidarietà annuale sui grandi patrimoni: la raccolta firme ufficiale è iniziata il 15 maggio e rimarrà aperta fino al 15 novembre, con l’obiettivo di alimentare un dibattito pubblico sulle disuguaglianze fiscali.

Il gruppo promotore è composto da oltre cinquanta esperti — economisti, giuristi, ricercatori e rappresentanti della società civile — e mira a mobilitare molto più delle 50.000 firme richieste per il deposito formale. I promotori intendono raggiungere quote più ambiziose, fino a 500.000 firme, utilizzando banchetti in tutta Italia e la piattaforma online del Ministero della Giustizia per la firma via SPID o CIE. L’iniziativa viene identificata con l’hashtag #UNPERCENTOEQUO, che ne sintetizza il profilo redistributivo.

Che cosa prevede la proposta

Al centro del testo c’è l’idea di introdurre una imposta patrimoniale progressiva che interviene sui patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro, con l’esclusione della prima casa. Le aliquote previste variano dall’1% al 3,5% sulla parte che eccede la soglia, mentre viene proposta anche una revisione dell’imposta di successione per allinearla agli standard europei. Il gettito stimato oscilla, secondo diverse simulazioni, tra alcune decine di miliardi all’anno: scenari citati dalla proposta vanno da circa 26 a oltre 60 miliardi, con ulteriori entrate possibili dalla successione.

Soglie e aliquote

La norma intende colpire una platea limitata — meno dell’1% della popolazione, stimata tra 200.000 e 500.000 contribuenti — e prevede che la base imponibile escluda l’abitazione principale. L’aliquota di ingresso dell’1% serve a evitare impatti su patrimoni medio-bassi, mentre le aliquote massime raggiungono il 3,5% per i livelli superiori. Il progetto propone inoltre di vincolare il gettito a spese per sanità, istruzione, politiche abitative e sostegni alla disabilità, riduzione dell’IRPEF per i redditi medio-bassi e misure ambientali.

Perché la misura viene proposta

La proposta nasce in un contesto di forte concentrazione della ricchezza: numeri ufficiali citati nel dossier mostrano che la metà più povera delle famiglie detiene una porzione molto ridotta della ricchezza nazionale, mentre il top decile concentra una quota preponderante. I promotori richiamano i principi costituzionali della capacità contributiva e della progressività (art. 53) per giustificare l’intervento, sostenendo che l’attuale sistema fiscale è poco progressivo e in alcuni tratti regressivo per i più ricchi.

Distorsioni attuali e casi pratici

Uno degli argomenti centrali è che circa il 95% del reddito dell’1% più ricco deriva da capitale, oggi tassato al 26% o anche meno in presenza di regimi speciali per nuovi residenti. Il testo porta esempi pratici per spiegare le asimmetrie: patrimoni molto elevati possono beneficiare di regimi fiscali e strutture societarie che abbassano l’incidenza effettiva dell’imposta, con aliquote effettive che in alcuni casi scendono a percentuali marginali grazie a holding o a regimi agevolati.

Come si farà la raccolta e quali sono gli obiettivi politici

Per depositare la proposta al Senato servono almeno 50.000 firme, ma l’obiettivo pubblico dei promotori è molto più alto: raccogliere centinaia di migliaia di adesioni per porre la proposta al centro dell’agenda politica. La raccolta è organizzata attraverso banchetti fisici e la piattaforma online del Ministero della Giustizia (con firma via SPID o CIE), oltre al sito della campagna www.unpercentoequo.it. Una volta depositata, la proposta vincola l’iter parlamentare che dovrà affrontarla nelle commissioni competenti.

La misura trae ispirazione da esperienze estere, in particolare dalla misura spagnola introdotta dal governo Sanchez, e rappresenta una risposta volta a finanziare servizi pubblici essenziali senza toccare la prima casa. I sostenitori sottolineano che si tratta di uno strumento di politica fiscale e sociale per ridurre le disuguaglianze e rafforzare il welfare, mentre i critici solleveranno temi su efficacia, evasione e possibile impatto sugli investimenti. La discussione pubblica sarà decisiva nei mesi della raccolta firme, fino al termine del 15 novembre.