Categorie: Cultura
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11 Maggio 2020 15:10

Roberto Cacciapaglia: “Il Coronavirus, un tragico momento da cogliere”

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Nell'intervista rilasciata a Notizie.it | Milano, Roberto Cacciapaglia racconta la sua città soffermandosi sull'attuale emergenza Coronavirus.

Paola Barletta

Content Manager e SEO Specialist, classe 1991, nata a Napoli, è laureata in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda all'Università degli studi di Milano.

Roberto Cacciapaglia, compositore e pianista milanese, ci racconta, per la rubrica Mi Sun De Milan, la sua Milano: dal quartiere dove è cresciuto al modo di dire milanese che ripete più spesso.

Qual è il tuo rapporto con Milano?

Un rapporto straordinario, ci sono nato prima di tutto e poi ho studiato al Conservatorio di Milano, ma ho fatto anche il liceo artistico.

Cosa ami della tua città?

La Madonnina prima di tutto, poi il Duomo, il Castello, i Navigli, la Scala. Amo tutto di Milano, anche la cucina milanese.

Qual è il tuo luogo nascosto di Milano per fare una passeggiata?

La zona dietro piazza Sant’Ambrogio è affascinante e io amo le cose antiche che rimangono naturali. Questo è il bello di Milano: c’è una parte storica, meravigliosa e ben tenuta, e poi una parte moderna che rappresenta il futuro.

Raccontaci un ricordo legato alla tua infanzia a Milano?

Da bambino ero indeciso sulla pittura o sulla musica ma mia madre, che suonava il pianoforte, mi ha avvicinato a questo mondo. Ricordo ancora quando facevo gli esercizi al piano e, dalla finestra, guardavo gli amici che giocavano a pallone e non avevo dubbi sulla scelta di vita.

Quanto è cambiato il quartiere in cui sei nato e cresciuto?

Sono nato e cresciuto a Porta Venezia ed è rimasto tutto intatto. La piazza è uguale a quando la frequentavo da ragazzino e come dicevo ci sono delle parti di Milano che sono rimaste integre.

Qual è il modo di dire milanese che ripeti più spesso?

Ghe pensi mi, ci penso io. Spesso bisogna prendersi la responsabilità di quello che c’è da fare e poi mi piace questo detto perché penso che uno degli aspetti del milanese è anche l’altruismo. Aiutare gli altri, e prendersi la responsabilità di quello che si fa, lo trovo molto profondo.

Qual è il problema più importante da risolvere a Milano?

Bisogna chiederlo al nostro Sindaco che si sta comportando in modo impeccabile, questo non posso fare a meno di dirlo. Organizzare tutta la città in questo periodo di difficoltà è una bella responsabilità.

Cosa manca a Milano?

Il mare, scherzi a parte è una città che si è sviluppata tantissimo. Forse potrei dire una Milano ancora più verde, una Milano ancora più nella natura sarebbe meraviglioso.

Quanto è valorizzata la musica classica a Milano, e in Italia, rispetto al resto del mondo?

Rispetto ad anni fa ci sono meno istituzioni, però la qualità e il livello della musica classica italiana è altissimo ed è una cosa di cui possiamo andare fieri e a testa alta in tutto il mondo.

Come stai affrontando questo periodo con il Coronavirus?

Faccio ogni settimana un mini concerto con i miei fan, da casa a casa, live from home, e queste cose sono assolutamente straordinarie e da ripetere. Sono orgoglioso di essere italiano e di come le persone si stanno comportando in questo momento difficile per il nostro Paese. Questo momento, da una parte così tragico, ci sta aprendo delle prospettive fantastiche, di unità nella distanza e di solidarietà. Un momento da cogliere.