La procura contesta ad Amazon Eu sarl e a quattro dirigenti una presunta evasione Iva per 1,2 miliardi tra il 2019 e il 2026: al centro dell’accusa l’algoritmo che avrebbe ignorato obblighi fiscali europei.

La Procura di Milano, con il pm Elio Ramondini, ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Amazon Eu sarl e di quattro dirigenti per una presunta evasione Iva pari a circa 1,2 miliardi di euro riferita al triennio 2019-2026.
La richiesta è ora nelle mani della giudice per l’udienza preliminare Tiziana Landoni, che dovrà valutare se fissare l’udienza. L’ipotesi accusatoria si concentra non solo sugli importi contestati, ma su meccanismi operativi ritenuti inadeguati a rispettare gli obblighi fiscali e doganali imposti dalla UE.
Secondo gli atti dell’inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza, il problema non sarebbe limitato a singole omissioni contabili, ma afferirebbe al funzionamento di sistemi automatizzati di gestione della logistica e delle vendite. L’accusa sostiene che l’architettura informatica non avrebbe consentito la corretta identificazione e la trasmissione dei dati necessari alle autorità fiscali, creando una sorta di zona franca operativa all’interno della quale le vendite a distanza non sarebbero state adeguatamente tracciate.
L’accusa e i punti tecnici più rilevanti
Nel corpo della richiesta di rinvio a giudizio emerge la contestazione rivolta all’algoritmo che gestisce ordini e logistica: si parla di sistemi di machine learning e di logistica predittiva che, secondo il pm, avrebbero operato «nella totale e sistematica indifferenza degli obblighi fiscali e doganali europei». L’ipotesi è che, anche per effetto di questa gestione automatizzata, Amazon non avrebbe trasmesso in modo completo e accurato i dati relativi ai venditori extra UE e ai movimenti di merce, ostacolando gli accertamenti fiscali e doganali.
Algoritmi, dati e responsabilità
La richiesta indica che il sistema informatico avrebbe potuto, e dovuto, utilizzare i propri modelli predittivi non solo per ottimizzare consegne e magazzino, ma anche per raccogliere e rendere disponibili alle autorità fiscali informazioni sui venditori e sulle operazioni transfrontaliere. Secondo gli inquirenti, il mancato adeguamento degli strumenti digitali ha prodotto una situazione in cui la società si sarebbe «programmaticamente» posta nelle condizioni di non poter individuare con precisione le cessioni soggette alle regole del Decreto Crescita e di non trasmettere dati utili all’Agenzia delle Entrate.
Report incompleti e tracciabilità
Tra gli elementi sottolineati dagli investigatori ci sono la produzione di report ritenuti incompleti in più occasioni e la collocazione dei dati dei venditori in sedi estere, tra cui centri tecnologici in India. Questa allocazione, secondo l’accusa, avrebbe reso l’accesso alle informazioni dipendente dalla collaborazione volontaria della società, compromettendo la tracciabilità univoca dei beni ceduti sul territorio italiano e la possibilità per l’autorità fiscale di svolgere controlli puntuali.
La posizione di Amazon e il contesto delle indagini
La società ha già raggiunto un accordo con l’Agenzia delle Entrate che, a dicembre 2026, ha portato a un impegno di versamento pari a circa 527 milioni di euro comprensivi di interessi. Pur dichiarandosi in disaccordo con le premessa dell’indagine, Amazon ha affermato la volontà di collaborare e ha annunciato che si difenderà con determinazione nel procedimento penale, ritenendolo infondato. Nella nota ufficiale la società ha inoltre ricordato di essere tra i primi 50 contribuenti in Italia, di aver investito oltre 25 miliardi di euro nel paese negli ultimi 15 anni e di impiegare più di 19.000 persone.
Implicazioni legali ed economiche
Questa è la terza indagine promossa dalla Procura di Milano che coinvolge il colosso dell’ecommerce, e si innesta in un quadro più ampio di verifiche sulle pratiche commerciali e fiscali del gruppo. Sul versante giudiziario spetterà ora alla giudice Tiziana Landoni fissare l’udienza preliminare e valutare la fondatezza della richiesta del pm. Dal punto di vista economico, Amazon ha sottolineato che contesti normativi imprevedibili e procedimenti prolungati possono incidere sull’attrattività dell’Italia come destinazione di investimenti esteri.
Prossime tappe
La notizia è stata diffusa il 12 marzo 2026 e rappresenta un passaggio procedurale rilevante: se il rinvio a giudizio venisse disposto, si aprirebbe la fase dibattimentale con conseguenze sia legali sia reputazionali per la società e per i manager coinvolti. Rimane da vedere come il tribunale valuterà gli elementi probatori relativi al funzionamento degli algoritmi e alla responsabilità gestionale nell’ambito della normativa fiscale europea. Le parti hanno la possibilità di presentare memorie e difese tecniche prima dell’udienza.
In conclusione, il nodo centrale dell’inchiesta non è solo economico ma tecnologico: la contestazione riguarda la capacità dei sistemi digitali di rispettare obblighi normativi complessi. Mentre la Procura cerca di dimostrare che l’organizzazione informatica ha determinato omissioni rilevanti, Amazon sottolinea gli impegni finanziari già assunti e annuncia di voler affrontare in sede giudiziaria le accuse che ritiene infondate.





