Il 21enne condannato a 27 anni chiede perdono; la difesa ottiene la perizia che riapre il processo e mette al centro la valutazione della capacità di intendere

L’udienza d’appello che riguarda Daniele Rezza, oggi 21enne, è ricominciata con parole di scuse verso la famiglia della vittima e momenti di palpabile tensione nell’aula. I fatti risalgono all’11 ottobre 2026, quando il ventinovenne allora minorenne, secondo l’accusa, uccise a coltellate Manuel Mastrapsqua, 31 anni, a Rozzano per sottrargli un paio di auricolari wireless del valore di 14 euro.
In primo grado Rezza era stato condannato a 27 anni di carcere nel luglio 2026, con il riconoscimento di varie circostanze aggravanti e attenuanti che hanno orientato la sentenza iniziale.
La nuova fase processuale si è aperta non solo con le scuse ma con una richiesta della difesa che ha cambiato radicalmente l’orizzonte del procedimento: è stata chiesta e concessa una perizia psichiatrica per accertare eventuali condizioni rilevanti sul piano della responsabilità penale. L’istanza ha portato a disporre la riapertura del processo e a fissare un nuovo appuntamento per il 18 marzo, quando i giudici Ivana Caputo e Franca Anelli definiranno i termini e nomineranno l’esperto che dovrà svolgere gli accertamenti.
La strategia difensiva e le sue basi
La difesa di Rezza ha motivato la richiesta invocando una presunta disregolazione delle funzioni emotive, che secondo i consulenti potrebbe tradursi in reazioni sproporzionate rispetto agli stimoli esterni. In termini giuridici, si tratta di verificare la sussistenza di un’effettiva incapacità di intendere e di volere, ovvero di una condizione che, se accertata, potrebbe influenzare la valutazione della responsabilità penale. Questo tipo di istanza mira a introdurre elementi medico-legali nuovi rispetto a quelli già esaminati in primo grado, con il fine di far emergere eventuali profili psicopatologici o di immaturità emotiva rilevanti ai fini della colpevolezza e della pena.
Cosa significa la perizia psichiatrica
La perizia psichiatrica è un accertamento tecnico che si propone di analizzare aspetti clinici, comportamentali e psicologici del soggetto, valutando se vi siano elementi tali da incidere sulla capacità di intendere e volere al momento del fatto. In questo contesto, la difesa sostiene che la valutazione clinica possa dimostrare una alterazione delle funzioni emotive, mentre l’accusa teme che si tratti di una strategia processuale. L’esame affidato a un consulente nominato dal tribunale dovrà essere supportato eventualmente anche dai consulenti delle parti per garantire la completezza degli accertamenti.
La replica della Procura e la logica della decisione
Dal fronte dell’accusa, la pg Olimpia Bossi aveva chiesto il rigetto dell’istanza, sostenendo che la difficoltà nel gestire la rabbia rappresenti piuttosto un tratto di carattere aggressivo e immaturo piuttosto che una patologia atta a escludere la capacità di intendere. La Procura ha fatto leva sui documenti già prodotti in primo grado, affermando che non emergono elementi clinici tali da rimettere in discussione la responsabilità. Nonostante questo, i giudici hanno ritenuto opportuno disporre l’accertamento per fugare ogni dubbio sulla personalità e sulle condizioni psicologiche dell’imputato.
Gli esiti processuali già definiti
In primo grado era stata riconosciuta la continuità tra il delitto d’omicidio e la rapina, mentre era stata esclusa la sola aggravante legata al nesso teleologico tra i due reati. Rimanevano, altresì, la contestazione di motivi futili e la diminuita capacità difensiva, oltre alle attenuanti generiche. Questi elementi costituiscono la cornice dei fatti su cui la perizia potrebbe incidere: a seconda dell’esito, potrebbero aprirsi scenari che vanno dalla conferma integrale della sentenza di primo grado a una revisione di alcune qualifiche giuridiche o della quantificazione della pena.
I prossimi passi e possibili implicazioni
Per la prossima udienza fissata al 18 marzo i giudici nomineranno il consulente che avvierà gli accertamenti: sarà poi possibile per le parti civili, la difesa e la Procura generale indicare i propri periti per seguire la perizia. Il lavoro dell’esperto comprenderà anamnesi, osservazione clinica e, se ritenuto necessario, test psicodiagnostici. L’esito potrà influenzare non solo la definizione della responsabilità ma anche l’entità della pena e le misure provvisorie. Al di là dell’aspetto tecnico, la riapertura del processo segna un passaggio rilevante per la famiglia della vittima e per la comunità, che seguono con attenzione l’evoluzione della vicenda.
In conclusione, la decisione di disporre una perizia ribadisce il principio secondo cui ogni dubbio sulla capacità di intendere e di volere richiede un accertamento specialistico. Il pronunciamento dei giudici e gli esiti della consulenza psichiatrica saranno elementi determinanti per il prosieguo del procedimento e per la definizione finale della verità giudiziaria su un caso che ha suscitato forte emotività pubblica.





