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Lombardia: le case di comunità tra promesse e realtà

Un'analisi critica sulla situazione delle case di comunità in Lombardia e le sfide da affrontare.

La sanità territoriale in Lombardia è un tema davvero cruciale, specialmente ora che si parla dei fondi europei del PNRR. Ma la domanda che dobbiamo porci è: siamo sicuri che riusciranno a rispettare le scadenze e a garantire i servizi promessi? I dati recenti raccontano una storia ben diversa da quella che ci si aspetterebbe.

Un quadro allarmante

Un’analisi condotta dal Partito Democratico rivela un risultato preoccupante: su 216 case di comunità previste in Lombardia, solo 8 rispettano i requisiti minimi stabiliti dal Decreto Ministeriale 77 del 2022. In altre parole, il 96% delle strutture annunciate non è in regola. Ti rendi conto di cosa significa? Questo solleva interrogativi sulla reale capacità della regione di gestire una transizione verso una sanità più capillare e accessibile.

A Milano, la situazione è ancora più critica: delle 65 strutture promesse, ben 28 sono ancora da realizzare. Tra quelle già attivate, 18 risultano completamente prive di medici di base e 13 non offrono alcun servizio diagnostico. Solo 6 case di comunità riescono a garantire la presenza di medici 24 ore su 24, 7 giorni su 7, come richiesto dalla normativa. Davvero un quadro allarmante, che ci porta a riflettere sull’efficacia dell’intero sistema.

Le cause della stagnazione

Ma dove sta il nodo cruciale di questa situazione? La carenza di personale è una delle principali ragioni. Le statistiche parlano chiaro: 9 case su 10 non rispettano l’obbligo di copertura quotidiana da parte di medici e infermieri. Anche in quelle dove i servizi sono attivi, l’offerta è ridotta al minimo: la diagnostica è operativa per meno di quattro ore al giorno, mentre i punti prelievo funzionano per poco più di un’ora e mezza. Questi numeri non solo evidenziano un problema di risorse, ma anche una grave mancanza di pianificazione e gestione.

La questione è complessa e le sfide molteplici. Il PD ha richiesto un piano straordinario per affrontare l’emergenza, ma senza un intervento deciso, la Regione rischia di perdere non solo i finanziamenti europei, ma anche di non colmare una lacuna che il Covid ha reso evidente: la fragilità della rete sanitaria territoriale.

Lezioni da trarre

Chiunque abbia lanciato un prodotto sa che il successo dipende dalla capacità di adattarsi e rispondere alle reali esigenze del mercato. La sanità non è diversa. Non basta annunciare strutture e servizi; è necessario garantire che siano realmente operativi e in grado di soddisfare la domanda. Le promesse devono essere seguite da azioni concrete, non credi?

La lezione principale qui è che trasparenza e responsabilità devono essere al centro della gestione sanitaria. Solo attraverso un monitoraggio attento e una pianificazione strategica possiamo sperare di non sprecare un’opportunità storica. I founder e i project manager nel settore sanitario devono imparare a valutare i dati di crescita e le metriche operative, evitando di cadere nella trappola dell’hype. Dopotutto, ho visto troppe startup fallire per non capire l’importanza di un approccio realistico.

Takeaway azionabili

  • Stabilire priorità chiare e realistiche per la realizzazione delle strutture sanitarie.
  • Investire nella formazione e nel reclutamento di personale sanitario per garantire una copertura adeguata.
  • Implementare sistemi di monitoraggio per verificare la conformità delle strutture attive ai requisiti di legge.
  • Favorire la collaborazione tra enti pubblici e privati per ottimizzare risorse e servizi.

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