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Chinatown: slitta il trasloco ad Arese

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Sono passati più di sei mesi dallo scoppio del caso Chinatown. Dopo anni di insediamento della comunità cinese nella zona intorno a via Paolo Sarpi, un episodio di violenza e i successivi tafferugli tra residenti e stranieri hanno dato il via ad una svolta nei rapporti tra cinesi e Comune.

Abbiamo vissuto settimane delicate, sul filo del rasoio.

Si inizia a parlare di illegalità, di norme mai rispettate, di attività di dubbia provenienza… fino a quando arriva la proposta: spostiamo Chinatown da Paoli Sarpi all'ex area Alfa di Arese. Il problema più ingombrante – i grossisti – doveva così essere tamponato.

Per le prime settimane tutti i media hanno seguito passo dopo passo la vicenda, capeggiata dal vicesindaco De Corato che si è dato un gran da fare.

Morale? Nulla è cambiato. Anzi, la comunità cinese continua a navigare nell'illegalità e si ostina a dare risposte vaghe alle autorità competenti.

Per snellire il procedimento di "trasloco", la Regione aveva cercato di fare una sorta di censimento, chiedendo dati precisi e attendibili sulle attività della zona. Bene, le schede di censimento sono risultate inutili, perchè compilate approssimativamente, spesso incomplete, con risposte casuali e non identificabili. Senza contare il fatto che si è scoperto che delle trecento e passa aziende all'ingrosso – che corrispondono solo alle schede consegnate – solo un centinaio sono iscritte alla Camera di Commercio.

Tanto per fare un esempio di come le cose si stiano decisamente muovendo nella strada sbagliata.

Insomma manca chiarezza, che era la condizione necessaria e sufficiente per avviare le trattative con il Comune di Arese per il procedimento di delocalizzazione dei soli grossisti. E' a questo punto legittima la preoccupazione dei sindaci della zona limitrofa ad Arese, spaventati dall'impatto che un'operazione del genere, senza punti fermi, potrebbe causare alla loro area di competenza e quale potrebbe essere la risposta dei cittadini.

E' legittimo anche aprire un tavolo di dialogo con i rappresentanti della comunità cinese, che devono prendersi delle serie responsabilità nei confronti dei loro connazionali e presumibilmente con l'aiuto e la supervisione del Comune di Milano dare delle risposte precise sulla situazione economica di Chinatown, per iniziare a fare qualcosa di concreto.

La situazione potrebbe presto aggravarsi, dato che Paolo Sarpi fa parte del piano di estensione delle zone a traffico limitato.

Il commercio all'ingrosso comunque non potrebbe più operare tra quelle vie – fermo restando che si rispetti la regola. Insomma, il trasloco all'ex Alfa si allontana? Il Console cinese ha già dato il suo benestare ai commercianti con gli occhi a mandorla per trovare altri luoghi, anche meno costosi, dove lavorare. Allarme, così la situazione sfuggirebbe definitivamente dalle mani del Comune.

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