Il Giudice sportivo ha emesso una serie di provvedimenti che interessano diversi club di Serie D, con ripercussioni sulla classifica e con sanzioni pecuniarie e misure a porte chiuse. Le decisioni riguardano sia questioni tecniche legate al tesseramento dei calciatori sia episodi di ordine pubblico avvenuti al termine delle gare. In alcuni casi le motivazioni adottate mirano a chiarire elementi documentali, in altri a punire comportamenti che la giustizia sportiva ha ritenuto discriminatori o violenti.
Respinto il reclamo sul tesseramento di Diop: l’Alcione resta al comando
Nel Girone A il ricorso del Bra contro l’iscrizione del giocatore Diop, in forza all’Alcione, è stato respinto. La società piemontese aveva contestato l’anno di nascita del calciatore, sostenendo che fosse del 2002, mentre l’Alcione possedeva documenti che indicavano il 2005. Il giudice ha rifiutato il reclamo sulla base del fatto che non esistono sentenze ordinarie che attestino una diversa età: per lo Stato il calciatore risulta nato nel 2005 e quindi correttamente tesserato. Questa decisione lascia l’Alcione al comando con 57 punti, consolidando la sua corsa verso la promozione in Serie C, mentre il Città di Varese distante 12 punti, vede sfumare concretamente la possibilità di contendere il titolo.
Ricorso dell’Asti sul numero di Musumeci ancora aperto
Non è stata invece ancora definita la questione sollevata dall’Asti riguardo al presunto utilizzo di un numero errato da parte di Musumeci, calciatore del Città di Varese nella partita giocata il 28 gennaio. Al momento il procedimento è in istruttoria e non sono state rese note ulteriori determinazioni: il caso rimane pendente e potrà influire, se confermato, su risultati e sanzioni a carico delle società coinvolte.
Girone B: Legnano escluso dai settori di casa e multato per insulti razzisti
Nel Girone B una sentenza severa colpisce il Legnano in seguito a episodi verificatisi durante l’incontro contro il Crema del 4 febbraio. Il giudice ha ritenuto provate espressioni discriminatorie rivolte a un calciatore avversario per motivi razziali; la sanzione prevede che la prossima partita interna dei lilla, quella del 3 marzo contro la Clivense, si disputi senza spettatori nella zona riservata ai sostenitori di casa. Inoltre il club deve pagare una multa di 1.500 euro. La misura combina la limitazione dell’accesso del pubblico con una sanzione economica, in linea con l’attenzione delle autorità sportive verso i comportamenti discriminatori negli impianti.
Multa alla Varesina e sanzione alla Castellanzese per problemi di ordine e sicurezza
Altri provvedimenti riguardano la Varesina e la Castellanzese. Alla Varesina è stata comminata un’ammenda di 1.000 euro dopo l’incontro contro la Tritium perché alcuni sostenitori locali, nell’area antistante gli spogliatoi, avrebbero insultato e minacciato i giocatori avversari, arrivando a lanciare anche una bottiglia d’acqua verso di loro. Il giudice sportivo ha quindi valutato il comportamento dei tifosi come gravemente lesivo dell’incolumità e della correttezza sportiva, configurando la responsabilità della società per fatti avvenuti nelle immediate pertinenze dello stadio.
Infine la Castellanzese è stata sanzionata con 200 euro di ammenda per la mancanza dell’ambulanza a bordo campo un’irregolarità organizzativa che mette a rischio la pronta assistenza in caso di infortunio. La sanzione ricorda come gli obblighi logistici e di sicurezza rappresentino elementi fondamentali della gestione di una partita e possano comportare sanzioni anche economiche se non rispettati.
Nel complesso, le decisioni del giudice sportivo evidenziano come controlli sul tesseramento, tutela contro discriminazioni e obblighi di sicurezza continuino a essere strumenti centrali per garantire integrità e tutela nelle gare di Serie D. Le società interessate hanno ora termini e strumenti per eventuali reazioni amministrative, ma intanto le sentenze prodotte impattano direttamente su calendario, pubblico e casse dei club.



