Giovedì 27 settembre alle 18.30 Bruno Gambacorta presenta al Mondadori Multicenter di Piazza Duomo Eat Parade (Vallardi-Rai Eri, 272 pagine, euro 15,90). Gambacorta, giornalista televisivo, è autore di una delle rubriche più seguite del Tg2, quella “Eat Parade” che da tredici anni coinvolge il pubblico raccontando in modo coinvolgente storie e tradizioni dell’enogastronomia italiana.
Nel corso degli anni Gambacorta ha raccolto migliaia di interviste, incontrato personaggi tra i più curiosi, interessanti, originali, svelato piccoli-grandi mondi: un patrimonio di umanità e di cultura che ha condiviso ogni settimana con milioni di telespettatori. E per testimoniare in tempi più lunghi di quanti n on ne conceda una rubrica televisiva, il giornalista ha deciso di fissarle su carta selezionando trentacinque storie scovate. Ognuna delle regioni italiane è rappresentata con almeno un racconto, una ricetta, una scoperta.
Nasce così un libro sull’Italia di oggi, in cui il cibo e il vino rappresentano l’occasione per mostrare uno spaccato della nostra società. Si scoprirà così che cosa lega i detenuti di Bollate ai coltivatori di limoni di Sorrento, la storia del Principe collezionista d’arte e gli ex-tossicodipendenti di San Patrignano e Mondo X, quella del docente esperto di formaggi siciliani e del direttore di reti televisive diventato olivicoltore. Ma anche come cibo e vino sono ciò che ragazzi appassionati e coraggiosi, con l’aiuto di Don Ciotti e di Libera, stanno ricavando dalle terre sequestrate alla mafia, a rischio della loro esistenza, per una vita migliore. Infine, come fagioli e peperoni, pecorini e Aglianico sono diventati un fattore di identità, un baluardo contro l’invadenza dell’oro nero in Basilicata, che negli ultimi decenni invece della delinquenza ha avuto in sorte il petrolio.
Il libro è diviso in tre sezioni. Nella prima, intitolata “Saper fare”, l’autore descrive un artigianato raffinatissimo come la “mozzarella perfetta” e il culatello verdiano, i salumi di pecora sardi e i risi storici del nord Italia. Nella seconda, “Far sapere”, vengono individuate le esperienze più originali e geniali di comunicazione in campo enogastronomico: dalle “Cantine aperte” ai “Musei del cibo”, dal “Couscous clan” ad “Adotta una pecora”. Nella terza è presente una testimonianza sulle grandi storie corali come la resistenza civile dei ristoratori aquilani alla morte del loro centro storico. Nel libro si trova inoltre una serie di ricette d’autore (più di settanta), alcune semplicissime e folgoranti, altre più complesse e ricercate, che permettono di apprezzare al meglio i frutti della terra e l’ingegno dell’uomo che li sa trasformare.
Per dare un’indicazione concreta a chi volesse saperne di più, Bruno Gambacorta ha inserito un’appendice con le segnalazioni per conoscere i protagonisti, i luoghi e i prodotti dell’Italia migliore, quella legata alla terra e alle tradizioni.
Bruno Gambacorta è un italiano vero, per dirla alla Toto Cutugno, perché è nato e ha studiato a Napoli, poi ha lavorato una dozzina d’anni a Milano e sedici anni, finora, a Roma. Ha sempre voluto fare il giornalista, ma prima di riuscirci si è laureato velocemente in Medicina con 110 e lode e una tesi sui rischi professionali della danza. È entrato in Rai vincendo una borsa di studio e ha aspettato quattro anni per essere assunto, finalmente, nel 1986. Dal 1987 è giornalista professionista. Gli piacciono i risotti e le bistecche di chianina e impazzisce letteralmente per i dolci napoletani. Con la moglie Luisa da 35 anni gira il mondo, anche se ha visto solo una cinquantina di paesi.









