Moschea a Milano: un referendum per decidere

Pubblicato da Redazione Notizie.it il 7 settembre 2010 09:54
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Una moschea a Milano. Da che se ne parla non si sono ancora placate le polemiche, rese ancora più forti dopo l’appello di  Tettamanzi che chiedeva alle istituzioni di accordare i permessi.

Chiusura ferma della Lega, che per bocca del ministro dell’Interno Roberto Maroni risponde: «Sono il ministro dell’Interno, non un costruttore di moschee».

Per risolvere la questione, le forze politiche hanno deciso di passare la palla ai cittadini che decideranno con un referendum, come afferma il vice sindaco, Riccardo De Corato, pur rimanendo perplesso e diffidente : Se lo Stato Italiano non ha ancora trovato referenti affidabili tra gli islamici per la destinazione dell’otto per mille – sostiene – non capisco perché Milano dovrebbe cedere alla pressione di una comunità, quella di viale Jenner, che si è improvvisata come referente pur non avendo i necessari requisiti. Perché si è dimostrata negli anni la più collusa con il fondamentalismo della jihad. La questione moschea non è legata alla libertà di culto né a una mera opzione urbanistica. Ma investe direttamente la sicurezza di Milano e dello Stato italiano. Sul punto abbiamo idee chiare. Ma se vogliamo essere garantisti fino in fondo lasciamo allora la parola ai milanesi che si esprimano con un referendum».

Trattasi fondalmente di una mera questione di lana caprina, da usare come spauracchio per attirare l’elettorato in vista della prossime elezioni politiche. Moltissime città europee, Parigi e Londra per citare due esempi, hanno una moschea, la stessa Roma ne possiede una e non sembra che questa abbia in qualche modo creato maggiori problemi di sicurezza ai romani.

Certo, sarebbe bello se ci fosse reciprocità, se, volendolo, potessimo costruire chiese in quegli stati del mondo islamico, dov’è ancora oggi proibito.

Libertà di culto, garantita per altro dalla nostra costituzione, per tutti e niente sovvezioni statali, già sarebbe una soluzione accettabile.

Suvvia, non siamo un po’ troppo grandicelli per cedere alla demagogia pre elettorale?