Tutto questo raccolto in un esposto e portato in procura, tutti i nomi, compresi quelli dei due dimissionari che hanno fatto cadere il vecchio consiglio: Michele Nappi, da una vita in Aci e candidato presidente, e l’avvocato Gian Galeazzo Monarca. “Dimissioni non motivate - ricorda oggi Pier Lorenzo Zanchi, ex presidente del consiglio direttivo - . Poco prima avevo accusato i manager di Sias, la Società incremento automobili e sport che gestisce l’autodromo. Avevo parlato di rischio fallimento, perché l’80% del fatturato è legato alla Formula 1. Le dimissioni a catena servivano solo a provocare il commissariamento, il primo dell’Aci di Milano”.
Insomma, un affare che non rassicura, per un carrozzone senza arte ne parte che dipende in tutto e per tutto da Roma e che si mantiene in piedi con il suo apparato spropositato solo grazie alle sovvenzioni statali e alle tasse, obbligatorie, che noi cittadini dobbiamo pagare per le auto.
E a Roma abbiamo toccato con mano ben di peggio: disorganizzazione e clientesimo. Confidiamo nella procura perchè sia fatta giustizia.











